L’emozione di questa settimana è colpa.
Sto sentendo una stretta al petto e una sensazione di ansia, perché un mio comportamento ha danneggiato gli altri e sto riflettendo su come avrei potuto evitarlo.
COSA CI SPINGE A FARE?
La colpa ci spinge a riflettere e a riconoscere quando abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, e ci motiva a rimediare, chiedendo scusa e migliorando il nostro comportamento.
LA STORIA DI SARA E ANNA
Sara era amica di Anna, una ragazza brillante e determinata, sempre pronta ad aiutare gli altri. Una mattina, durante una verifica importante, Sara chiese aiuto ad Anna con alcune risposte. Anna, decise di passare il suo foglio per farla copiare.
Il giorno seguente, la loro insegnante, la signora Rossi, si rese conto che i compiti di Sara e Anna erano uguali e che quindi una delle due aveva copiato. Chiamò entrambe le ragazze e le chiese chi avesse copiato. Anna sapeva di non aver copiato ma rimase in silenzio, bloccata dal peso della colpa di aver passato il compito a Sara. Anche Sara non disse nulla, si vergognava e si sentiva in colpa per aver infranto le regole e per aver messo Anna in quella situazione. La maestra diede ad entrambe un brutto voto.
Le due amiche non si parlarono per qualche giorno ma poi tutto passò e l’amicizia riprese ancora più forte di prima. Comunque durante gli studi Sara non si riusciva a concentrare al 100% perché di tanto in tanto riaffiorava il ricordo di quanto accaduto ed il senso di colpa le creava un senso di disagio. Quindi, alcuni mesi più tardi, durante un’altra verifica importante, Sara chiese di nuovo aiuto ad Anna, ed anche questa volta Anna passò il foglio a Sara per copiare. Ma anche questa volta la loro insegnante si accorse che una delle due aveva copiato e le chiese di nuovo spiegazioni. Anna arrossì e rimase in silenzio, ma questa volta il senso di colpa di Sara fu più forte della vergogna e disse alla maestra che era stata lei a copiare. La maestra diede quindi un buon voto ad Anna ed un brutto voto a Sara ma le disse che le avrebbe permesso di recuperare il brutto voto con un nuovo compito da fare fra un mese. Anna ringraziò Sara per il suo gesto di coraggio e Sara, ormai libera da ogni senso di disagio, trovò le energie per impegnarsi di più nello studio e riuscì a recuperare il brutto voto.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLA COLPA
Tanto tempo fa, quando gli uomini vivevano nelle caverne, era molto importante andare d’accordo e aiutarsi a vicenda per sopravvivere e quindi sopravvivevano di più le persone che, quando facevano qualcosa di sbagliato, provavano l’emozione della colpa. Una sensazione spiacevole che li spingeva a migliorare il proprio comportamento.
Ad esempio immagina, Aran, un membro del Clan delle Montagne. Un clan composto da un gruppo di uomini e donne che viveva insieme nelle montagne, cacciando animali e raccogliendo frutti per sopravvivere. Un giorno, mentre il clan stava cacciando un cervo, Aran si distrae e non prestò attenzione al suo compito di sorvegliare i dintorni. A causa della sua disattenzione, un lupo si avvicina troppo e spaventa il cervo, facendolo scappare. La caccia fallì e il clan tornò a mani vuote.
Quella sera, seduti attorno al fuoco, Aran sentiva una sensazione pesante nel petto. Sapeva di aver deluso il clan e di aver compromesso la possibilità di avere cibo per tutti. Questo sentimento era la colpa.
Sentendosi in colpa, Aran si alzò e chiese scusa agli altri membri del clan. Promise di essere più attento la prossima volta e di fare tutto il possibile per rimediare. Decise di andare a raccogliere frutti extra per assicurarsi che almeno ci fosse qualcosa da mangiare quella sera. Questo gesto aiutò a ristabilire la fiducia tra i membri del clan e a ridurre la tensione.
La sensazione di colpa motivò Aran a essere più concentrato e vigile nelle future cacce. Imparò l’importanza del suo ruolo e si impegnò a non distrarsi di nuovo. La volta successiva che andarono a caccia, Aran fu il primo a individuare un cervo, permettendo al clan di catturarlo con successo. La colpa lo aveva spinto a migliorare il suo comportamento, aumentando così le possibilità di successo del gruppo.
Gli altri membri del clan apprezzarono il fatto che Aran si fosse scusato e avesse cercato di rimediare. Questo gesto rafforzò il senso di comunità e solidarietà nel gruppo. Quando le persone si assumono la responsabilità dei loro errori, il gruppo diventa più unito e solidale, aumentando le probabilità di sopravvivenza collettiva.
La colpa ha permesso al clan di mantenere relazioni positive, di imparare dagli errori e di collaborare meglio per il futuro, aumentando le possibilità di sopravvivenza in un ambiente difficile.
APPROFONDIAMO
Il termine “colpa” deriva dal latino “culpa” che a sua volta deriva dalla radice protoindoeuropea “kuolp-”, che significa “piegare, deviare o inclinare“.
Quindi rappresenta una deviazione da un percorso retto o corretto, concetti che sono alla base del significato di “colpa” come negligenza, mancanza di attenzione, spesso associata a un’azione che è stata fatta in modo errato o che ha causato un danno.
Gli ingredienti fondamentali della colpa, oltre a un abbassamento dell’autostima della persona “colpevole”, sono la valutazione negativa dell’azione compiuta e soprattutto l’assunzione di responsabilità. Aver commesso qualcosa di sbagliato secondo i propri canoni etici.
Quindi la colpa è un’emozione sociale e morale che nasce dal riconoscimento delle proprie responsabilità nell’aver causato un danno o infranto alcune norme sociali. È sentirsi responsabile per aver fatto qualcosa di sbagliato o aver mancato di fare qualcosa di giusto.
Questa sensazione si accompagna a dispiacere e frustrazione.
Il fatto che venga innescato o meno, dipende anche e soprattutto dal contesto culturale e sociale nel quale una persona è immersa e, quindi, da ciò che viene comunemente ritenuto giusto o sbagliato.
Nelle condizioni di incertezza tipiche della vita quotidiana, le scelte sono molto influenzate dallo stato emotivo delle persone. La colpa opera nella direzione di ristabilire l’equilibrio precedente rotto dal comportamento negativo della persona che ha commesso l’errore, riducendo così l’espressione eccessiva di rabbia da parte della vittima.
La colpa guida sia le scelte rischiose che quelle prive di rischio, al fine di perseguire l’obiettivo morale di ristabilire giustizia, riparando il danno causato.
L’emozione della colpa è utile perché ci aiuta a capire quando abbiamo fatto qualcosa di sbagliato e ci spinge a rimediare. Immagina che tu prenda il giocattolo di un amico senza chiedere, e poi ti senti male perché sai che non era giusto. Questo sentimento di colpa ti fa capire che devi restituire il giocattolo e chiedere scusa. Così, puoi fare pace con il tuo amico e continuare a giocare insieme. In questo modo, la colpa ci aiuta a mantenere le amicizie e a vivere bene con gli altri, perché ci insegna a essere gentili e a trattare le persone con rispetto.
La colpa è legata al contesto culturale: ciò che è considerato sbagliato in una cultura, può essere accettato in un’altra. Essa viene quindi attribuita dalla società, ovvero dal giudizio negativo degli altri.
Il senso di colpa è il termometro delle nostre azioni: ci dice cosa consideriamo buono e cosa no. Inoltre, ci consente di valutare il nostro comportamento. Il senso di colpa segnala che siamo responsabili delle nostre azioni e ci aiuta a giudicarle. Se arriviamo alla conclusione che abbiamo commesso un errore, potremmo provare vergogna.
Possiamo individuare tre componenti principali del senso di colpa:
la valutazione di dannosità: si valuta in termini di dannosità l’azione compiuta o la semplice intenzione dell’azione
l’assunzione di responsabilità: si ritiene di aver avuto lo scopo di causare l’evento o, comunque, il potere di evitarlo, prevederlo o prevenirlo
la compromissione dell’autostima morale: si ritiene di aver violato importanti valori o norme condivise. La propria “immagine morale” può esserne compromessa, quando si sperimenta un abbassamento dell’autostima in relazione ai valori personali.
L’esperienza della colpa si acquisisce con il tempo e nasce dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato rispetto ai propri canoni morali determinati dal contesto sociale e culturale in cui ci si trova. Può essere considerata sia un’emozione positiva, quando è associata al senso di empatia e altruismo per chi è impattato dal suo errore, sia negativa quando, invece, è legata al concetto di punizione, che la persona sente di meritare quando ritiene di aver commesso qualcosa di sbagliato.
Generalmente, il senso di colpa è un sentimento che si esaurisce con il tempo, ma può perdurare a lungo nel momento in cui la persona non riesce ad accettare di aver sbagliato.
Quando ci sentiamo in colpa, spesso iniziamo a criticare noi stessi. Pensiamo ripetutamente a ciò che abbiamo fatto di sbagliato e ci chiediamo perché abbiamo agito in quel modo. Questo può portarci a sentirci male con noi stessi e a pensare che dobbiamo cambiare.
La colpa funge da bussola morale interna, aiutando le persone a distinguere tra il giusto e lo sbagliato. Essa può spingere le persone a riflettere sulle proprie azioni e ad agire in modi che siano coerenti con i loro valori morali. L’emozione della colpa è usata dagli adolescenti come informazione per la formulazione di stime e giudizi.
La colpa ci aiuta a riflettere sulle nostre azioni e a capire come possiamo migliorare. Funziona come una sorta di “bussola morale” che ci guida verso comportamenti più etici e socialmente accettabili.
La colpa si manifesta come una sensazione di inquietudine che ci fa sentire a disagio con noi stessi. Questo può includere sintomi fisici come una stretta al petto, una sensazione di nausea, o un aumento dell’ansia.
Il senso di colpa genera innanzitutto un malessere interiore che si può tradurre in un senso di turbamento più o meno profondo. A questa emozione, se ne possono poi associare altre, quali rabbia, paura e anche tristezza, determinati dall’aver violato i propri principi morali. Inoltre rimorso, ansia, tensioni interne che possono tradursi in veri e propri sintomi fisici quali:
mal di testa
dolori allo stomaco
tachicardia
respiro corto
tensione muscolare
disturbi del sonno come l’insonnia
Può divenire problematico quando impedisce alla persona di analizzare la situazione in modo lucido, conducendola a sperimentare un forte malessere che può sfociare in comportamenti autodistruttivi. Tuttavia, può avere anche una funzione costruttiva, permettendoci di comprendere se è stato commesso uno sbaglio e consentendoci di porvi rimedio.
il senso di colpa può avere un’importante funzione sociale, poiché ci permette di aprire spazi di riflessione sul nostro comportamento e di mettere in atto gesti riparativi.
Come tutte le emozioni dobbiamo accoglierla e comprendendo che tipo di “segnale” il senso di colpa rappresenta per noi. Analizzare la situazione chiedendosi: “il senso di colpa che provo da dove viene?” per riflettere sulle azioni che hanno causato questi sentimenti e sul perché ci si sente in colpa.
Identificare eventuali errori commessi, accettare la nostra responsabilità, e pensare a come riparare e a come evitarli in futuro.
Sentire colpa significa anche capire come le nostre azioni possano aver ferito o danneggiato qualcun altro. Ciò può aumentare la nostra empatia, cioè la capacità di capire e condividere i sentimenti dell’altro, rendendoci più sensibili alle loro emozioni e bisogni.
Sentendosi in colpa per aver ferito qualcun altro, una persona può sviluppare una comprensione più profonda dei sentimenti e delle esperienze degli altri.
Alcune persone si sentono in colpa per tutto, anche per cose che non possono controllare o per cui non sono realmente responsabili. Questo può portare a un circolo vizioso di autocritica e bassa autostima. Quando la colpa diventa troppo intensa, alcune persone sentono di dover soffrire per espiare i propri errori. Questo può portare a comportamenti di autopunizione o a un senso di inutilità e depressione.
È quindi importante ricordare che tutti commettono errori e che è umano provare sentimenti di colpa. Coltivare la compassione verso se stessi e gli altri è fondamentale per superare la colpa in modo sano e costruttivo. Bisogna essere consapevoli che non si può tornare indietro e comportarsi diversamente. Continuare a rimuginare sul passato, quindi, diventa un esercizio fine a se stesso. Quello che possiamo fare è perdonarci e avere un comportamento degno nel presente. Il perdono di sé è un passo cruciale per non rimanere incastrati nel proprio senso di colpa. Imparare a perdonarsi deriva direttamente dalla consapevolezza di essere fallibili e di poter commettere degli errori. Accettare lo stato delle cose significa, quindi, anche accettare di averli commessi perché non sempre è possibile fare la cosa giusta o comportarsi correttamente. Bisogna imparare a ricostruire la stima verso se stessi, senza evadere dalle proprie responsabilità.
Se tra una settimana non troverai una nuova emozione… mi puoi dare la colpa ;).
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

