L’emozione di questa settimana è incomprensione.
Mi sto sentendo frustrato e ignorato perché, anche se cerco di spiegarmi bene, le mie parole vengono sempre fraintese o capite male.
COSA CI SPINGE A FARE?
Sentirsi incompresi è frustrante perché, nonostante gli sforzi per comunicare chiaramente, le parole vengono fraintese, facendoci sentire inascoltati. Tuttavia, l’incomprensione ci spinge a trovare nuove strategie per farci capire meglio.
Ci incoraggia a trovare modi più semplici per spiegare i nostri pensieri e ad ascoltare attentamente gli altri per capire il loro punto di vista. Questo ci aiuta a usare non solo le parole giuste, ma a esprimerci in un modo che l’altro possa comprendere meglio, magari usando esempi o modi diversi di comunicare, per allinearci a come l’altro interpreta le nostre parole.
Superare l’incomprensione rafforza la cooperazione, migliora le nostre capacità sociali e ci permette di costruire legami più solidi e autentici.
LA STORIA DI LUCA
C’era una volta un ragazzo di nome Luca, sempre pieno di idee creative e desideroso di condividerle con i suoi amici. Un giorno, mentre organizzavano una festa di compleanno per un loro compagno di scuola, Luca propose qualcosa di davvero speciale. “Che ne dite se trasformiamo il giardino in un ‘bosco incantato’? Possiamo usare luci soffuse, lanterne appese agli alberi, foglie dorate e fiori luminosi sparsi ovunque. Sembrerà di essere in una favola!”. Ma non riuscì a spiegare bene la sua visione, e i suoi amici immaginarono subito qualcosa di complicato e costoso. Pensarono che stesse proponendo un’idea irrealizzabile, e invece di cercare di capire meglio, scartarono la proposta senza nemmeno discuterla. Luca si sentì incompreso, frustrato e ferito. Aveva messo tanta passione nel suo progetto, ma nessuno sembrava cogliere il suo entusiasmo. Alla fine, accettò con rassegnazione di organizzare una festa più tradizionale, con palloncini e tavoli semplici. La festa andò bene, ma Luca non riusciva a smettere di pensare a come sarebbe stata magica se solo avessero ascoltato davvero la sua idea. Sentendosi escluso, si allontanò un po’ dal gruppo, convinto che forse non sarebbe mai riuscito a farsi capire.
Qualche settimana dopo, durante un progetto scolastico di gruppo, Luca ebbe un’altra occasione per dimostrare la sua creatività. Dovevano creare una rappresentazione visiva per un argomento storico, e lui ebbe un’idea innovativa: “Facciamo una mappa interattiva! Usiamo cartoncino, luci LED e piccole figure per ricreare le battaglie più importanti. Quando si preme un pulsante, si illumina il percorso della battaglia, e possiamo aggiungere anche degli effetti sonori”. Questa volta, però, Luca ricordò l’episodio della festa e decise di adottare un approccio diverso. Invece di lanciarsi subito nella spiegazione della sua idea, disegnò prima uno schizzo, mostrò immagini di mappe simili, e spiegò passo dopo passo come avrebbero potuto realizzare il progetto senza troppa difficoltà.
All’inizio, i suoi compagni erano ancora un po’ scettici. “Sembra complicato”, disse uno di loro. “Ma dove troviamo tutto questo materiale?”. Luca, però, non si scoraggiò. “Possiamo usare materiali che abbiamo già in casa: il cartoncino lo prendiamo dalle scatole, i LED li compriamo con pochi euro, e per i suoni usiamo il telefono. Vi faccio vedere come funziona!”. Prese un pezzo di cartoncino, lo ritagliò velocemente per mostrare come avrebbero potuto creare le forme, e mostrò un video di un progetto simile per dare un’idea concreta. A poco a poco, i compagni cominciarono a capire e ad apprezzare l’idea di Luca. “Wow, potrebbe davvero essere una cosa grandiosa!”, esclamò uno di loro. Entusiasmati, si misero tutti al lavoro, seguendo le istruzioni di Luca, che questa volta riuscì a farsi capire pienamente.
Il progetto finale fu un vero successo: la mappa interattiva con luci e suoni colpì non solo i compagni, ma anche l’insegnante, che lodò il gruppo per l’originalità e l’impegno. Luca non solo si sentì soddisfatto e compreso, ma realizzò che l’incomprensione del passato lo aveva aiutato a migliorare il modo di comunicare. Aveva imparato a spiegare le sue idee con più calma, utilizzando esempi concreti e chiarendo ogni dubbio. Questo gli aveva permesso di trasformare una situazione che in passato lo aveva scoraggiato in una grande vittoria, sia personale che di gruppo.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELL’incomprensione
Tanto tempo fa, in un mondo dove le montagne erano alte e le foreste dense, viveva un gruppo di uomini primitivi, tra cui un giovane cacciatore di nome Riu. Lui e il suo gruppo dipendevano dalla caccia per sopravvivere, ma il mondo intorno a loro era ostile e pieno di pericoli. Il cibo era difficile da trovare, e le creature della foresta erano sempre in agguato. La comunicazione tra loro non era ancora sviluppata, e spesso i membri del gruppo faticavano a capirsi. Tuttavia, ogni giorno, imparavano qualcosa di nuovo, e l’incomprensione, sebbene fonte di frustrazione, giocava un ruolo fondamentale nel loro progresso.
Un giorno, Riu si svegliò prima dell’alba, con l’idea di condurre una caccia. Aveva visto il giorno prima un branco di cervi avvicinarsi al fiume. Sapeva che era una grande opportunità per procurare cibo al villaggio, così radunò il gruppo e tentò di spiegare loro la strategia che aveva in mente. Indicava il fiume, mimava il movimento dei cervi, ma nonostante i suoi sforzi, i compagni non sembravano capire. Alcuni iniziarono a confondersi, altri ridevano nervosamente, pensando che Riu stesse proponendo qualcosa di troppo complicato. Il linguaggio che usavano era fatto di gesti semplici e pochi suoni, e a volte non bastava per trasmettere idee complesse. Quando infine partirono per la caccia, Riu si rese conto che qualcosa non andava. I suoi compagni presero una strada diversa da quella che aveva indicato, facendo troppo rumore e spaventando i cervi, che fuggirono lontano. La caccia era fallita, e il gruppo, stanco e affamato, tornò al villaggio a mani vuote.
Riu si sentiva abbattuto. Sapeva che se avessero comunicato meglio, la caccia avrebbe avuto successo. Ma invece di rimanere nella frustrazione, cominciò a riflettere. Si rese conto che l’incomprensione non era solo una sua mancanza, ma un’opportunità per migliorare. “Devo trovare un modo per farmi capire meglio,” pensò. Passò la notte vicino al fuoco, osservando le ombre che ballavano sulle pareti della caverna. Quelle ombre, pensò, potevano essere usate per raccontare storie o spiegare strategie in modo più chiaro. E così, l’idea gli venne: avrebbe usato segni e simboli più precisi, più dettagliati, per indicare direzioni e movimenti.
Il mattino seguente, Riu chiamò di nuovo il gruppo. Questa volta non iniziò subito a parlare, ma prese un bastone e disegnò sul terreno. Tracciò il percorso del fiume, indicò dove si trovavano i cervi, e disegnò le posizioni dove ognuno di loro avrebbe dovuto nascondersi per circondare gli animali. I suoi compagni, vedendo i segni chiari davanti a loro, cominciarono a capire. Alcuni annuivano, altri aggiungevano suggerimenti, e presto l’intero gruppo aveva una visione comune del piano.
Quel giorno, quando partirono di nuovo per la caccia, tutto funzionò come previsto. I cacciatori si mossero silenziosi lungo il fiume, posizionandosi esattamente come Riu aveva indicato. Quando fu il momento giusto, si alzarono insieme e spaventarono i cervi nella direzione voluta, chiudendoli in un cerchio perfetto. La caccia fu un successo. Tornarono al villaggio con abbondante cibo, e per la prima volta, Riu sentì che la comunicazione tra loro aveva funzionato. L’incomprensione del giorno precedente era stata superata, e grazie a quell’esperienza, avevano trovato un modo nuovo e migliore per collaborare.
Dopo quell’evento, Riu divenne un leader rispettato non solo per la sua abilità nella caccia, ma per la sua capacità di farsi capire, di ascoltare e di organizzare il gruppo. Ogni volta che si trovavano di fronte a una nuova sfida, non dimenticava mai l’importanza di spiegarsi bene e di assicurarsi che tutti fossero sulla stessa lunghezza d’onda. L’incomprensione, che all’inizio sembrava un ostacolo insormontabile, si era trasformata nella sua più grande risorsa. Era stata l’incomprensione a spingerlo a migliorare la comunicazione, a rendere i suoi compagni più uniti e a garantire la sopravvivenza del gruppo.
Col passare del tempo, la tribù di Riu divenne una delle più forti della regione. La loro capacità di lavorare insieme, di comunicare chiaramente, e di imparare dagli errori li rese imbattibili. E tutto era cominciato da un semplice errore, da un momento di incomprensione, che Riu aveva trasformato in una lezione di vita. Così, l’incomprensione non solo aveva rafforzato i legami sociali del gruppo, ma aveva anche permesso loro di evolversi, di affrontare le sfide con più fiducia e di costruire una comunità più forte e più unita, capace di affrontare qualsiasi cosa il futuro avesse in serbo per loro.
APPROFONDIAMO
Il termine “Incomprensione” deriva dal latino ed è composto dal prefisso “in-” che rende opposto il significato e “cum” “prehendere”, che vuol dire “con” “prendere”.
Quindi il significato è quello di “non prendere con sé” e rappresenta la “mancanza di comprensione”, il “non capire” i sentimenti, il carattere, le necessità, le esigenze di un’altra persona.
Questa sensazione nasce spesso quando cerchiamo di spiegare qualcosa di importante per noi, ma gli altri non riescono a capirci o interpretano male le nostre parole e azioni.
È quando provi a spiegare qualcosa o come ti senti, ma gli altri non capiscono bene e questo ti fa sentire triste o frustrato. L’incomprensione crea una frustrazione profonda, come se ci fosse una barriera tra noi e chi ci sta intorno. Quando le nostre emozioni non vengono comprese, possiamo sentirci isolati, soli o incompresi. Questo accade soprattutto quando c’è una discrepanza tra il nostro modo di vedere il mondo e come gli altri pensano che noi lo vediamo.
L’incomprensione può essere frequente nell’adolescenza, quando la vita diventa un vortice di emozioni e cambiamenti, ma può succedere a chiunque in qualsiasi fase della vita. Pensiamo a quei momenti in cui ci sembra che nessuno intorno a noi riesca a capire il perché dei nostri comportamenti o delle nostre reazioni. In queste situazioni, ci troviamo a vivere un senso di isolamento emotivo che sembra separarci dagli altri. Questo distacco può portare a un senso di tristezza e frustrazione, lasciandoci con la sensazione che non importa quanto ci sforziamo, nessuno riesce a vedere o a comprendere veramente ciò che proviamo.
Ma l’incomprensione non è solo un ostacolo, può anche rappresentare un’opportunità per migliorare la comunicazione.
Immagina di giocare con i tuoi amici e di cercare di spiegare una nuova regola di un gioco, ma loro non capiscono quello che stai cercando di dire. Potresti sentirti frustrato e forse anche arrabbiato, ma questo ti costringerebbe a cercare un modo migliore per spiegarti, a comunicare in modo più chiaro e a usare parole più semplici. E, quando finalmente riuscirai a far capire la regola, ti sentirai sollevato e avrai rafforzato la tua capacità di comunicare. L’incomprensione, quindi, può essere uno stimolo per crescere e imparare a esprimersi meglio.
La sensazione di incomprensione, però, non si manifesta solo nei giochi o nelle conversazioni ordinarie. Anche nelle relazioni più intime, come tra amici o familiari, può nascere una distanza che ci fa sentire soli, nonostante la vicinanza fisica. Questo accade quando le nostre parole o azioni vengono fraintese o non colgono la profondità dei nostri pensieri e sentimenti. Immagina di essere felice per un tuo successo e di condividerlo con una persona a cui tieni. Ma invece di ricevere entusiasmo in cambio, la persona risponde in modo freddo o distante. Ti senti ferito e arrabbiato, e in quel momento nasce l’incomprensione.
L’incomprensione può anche spingerci a riflettere su noi stessi e su come comunichiamo. Quando ci sentiamo incompresi, possiamo fermarci a pensare se abbiamo spiegato davvero bene ciò che proviamo, se l’altro ha avuto modo di capire o se abbiamo ascoltato davvero ciò che l’altro aveva da dire. Spesso, l’incomprensione nasce anche dalla nostra incapacità di aprirci agli altri, di ascoltare senza giudicare e di accettare che gli altri possano vedere il mondo in modo diverso da noi.
Un esempio concreto di incomprensione è quando qualcuno ci dice che ci stiamo lamentando troppo dei nostri problemi, sminuendo il nostro dolore. In realtà, quella persona potrebbe non essere in grado di empatizzare completamente con ciò che stiamo passando, oppure potrebbe non sapere come aiutarci. In queste situazioni, possiamo sentire che il nostro dolore viene ignorato o minimizzato, il che ci porta a sentirci ancora più distanti dall’altro.
L’incomprensione è una parte inevitabile della vita, ma è anche uno strumento per imparare a comunicare meglio, a spiegare i nostri pensieri e le nostre emozioni con più chiarezza e a essere più empatici verso gli altri. A volte, basta un po’ di pazienza e di apertura per superare questi momenti di disconnessione e ritrovare il filo della comunicazione. In questo modo, l’incomprensione può diventare una strada per migliorare i rapporti e creare legami più forti e autentici con le persone intorno a noi.
Non ho paura di essere incompreso nel dirvi che la prossima settimana arriverà puntuale una nuova emozione. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

