L’emozione di questa settimana è invidia.
Sto provando rabbia e dolore per ciò che l’altro possiede, e trasformo questa emozione in determinazione per raggiungerlo o per riportarlo al mio livello.
COSA CI SPINGE A FARE?
L’invidia è un’emozione che nasce dal confronto con gli altri quando desideriamo ciò che hanno. Può motivarci a migliorare e raggiungere obiettivi simili, ma se non gestita può causare frustrazione e amarezza. L’invidia può spingerci a emulare persone di successo, stimolando il miglioramento personale, ma può anche generare sentimenti negativi verso gli altri.
LA STORIA DI MARCO
C’era una volta un ragazzo di nome Marco, che frequentava una piccola scuola in una città tranquilla. Marco amava giocare a calcio con i suoi amici, ma non era il migliore della squadra. Un giorno, il suo amico Luca fu scelto come capitano della squadra, ricevendo molti complimenti per il suo talento. Marco sentì una fitta di invidia. Ogni volta che vedeva Luca guidare la squadra e ottenere applausi, Marco si sentiva escluso e poco importante. Questa invidia lo rese nervoso e irritabile, tanto che durante le partite iniziava a commettere errori, non riuscendo a concentrarsi. Il sentimento lo bloccava, facendolo allontanare dai suoi amici e peggiorando la sua performance sul campo.
Un pomeriggio, dopo una sconfitta amara, Marco si sedette da solo, frustrato. Si rese conto che la sua rabbia e invidia non stavano solo rovinando il suo gioco, ma anche la sua amicizia con Luca. Decise di cambiare prospettiva. Invece di vedere Luca come un rivale, decise di usarlo come fonte di ispirazione. Marco iniziò ad allenarsi con più dedizione, osservando come Luca si muoveva sul campo e chiedendogli persino qualche consiglio. In breve tempo, grazie all’impegno e alla volontà di migliorare, Marco cominciò a crescere come giocatore.
Alla fine, durante una partita importante, Marco segnò un gol decisivo, portando la squadra alla vittoria. Quella sensazione di soddisfazione era diversa: non era solo felice per il risultato, ma anche per aver trasformato un’emozione negativa in una spinta a migliorarsi. L’invidia che inizialmente lo aveva frenato, ora lo aveva aiutato a superare i suoi limiti, rafforzando la sua amicizia con Luca e migliorando le sue capacità.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELL’INVIDIA
Immagina un tempo lontano, quando gli uomini preistorici vivevano in piccole tribù e ogni giorno era una lotta per sopravvivere. Erano tempi difficili: procurarsi cibo era una sfida continua, e le abilità di caccia e costruzione erano fondamentali. In una di queste tribù viveva Aran, un cacciatore noto per la sua astuzia. Un giorno, Aran tornò al villaggio con una grande preda, molto più grande di quelle che gli altri cacciatori riuscivano a catturare. Aveva inventato una nuova trappola che gli permetteva di catturare animali in modo più efficiente. Vedendo il successo di Aran, gli altri cacciatori provarono un’emozione che non conoscevano bene: l’invidia. Questa emozione era come una piccola fitta dentro di loro, un misto di ammirazione e fastidio, perché desideravano avere il successo di Aran.
All’inizio, l’invidia sembrava una cosa negativa. I cacciatori erano frustrati e si sentivano inferiori a lui. Si chiedevano perché lui riuscisse a cacciare così tanto mentre loro tornavano spesso a mani vuote. Questa sensazione li portava a dubitare delle proprie capacità, facendoli sentire insoddisfatti e pieni di rabbia. Alcuni pensarono di ignorare Aran, altri di allontanarsi, perché quell’emozione li faceva sentire deboli. Ma poi qualcosa cambiò. L’invidia, che sembrava solo una fonte di dolore, iniziò a trasformarsi in qualcos’altro. I cacciatori, invece di rimanere bloccati in quel sentimento, decisero di osservare meglio ciò che faceva Aran. Non era solo una questione di fortuna: aveva inventato un modo per costruire una trappola più efficace, e lo aveva fatto grazie alla sua creatività e ingegno.
Invece di restare a guardare, uno di loro, Riu, si avvicinò ad Aran e gli chiese come avesse fatto. Aran, che non aveva alcun interesse a tenere il suo segreto per sé, mostrò al gruppo come costruire la trappola. Gli altri iniziarono a capire e a migliorare le loro tecniche. L’invidia, da emozione negativa, si era trasformata in una spinta per imparare. I cacciatori iniziarono a perfezionare le loro abilità, cercando non solo di imitare Aran, ma anche di fare meglio, sperimentando nuove tecniche. Grazie a questo scambio di conoscenze, la tribù intera migliorò. Le prede diventavano più abbondanti, e tutti avevano cibo a sufficienza.
L’invidia, che all’inizio sembrava voler dividere il gruppo, alla fine li aveva uniti, spingendoli a migliorare insieme. Ognuno di loro era diventato più abile e il gruppo ne aveva tratto beneficio. L’invidia, quindi, non era solo un’emozione negativa: aveva permesso a quei cacciatori di sopravvivere meglio, di evolversi e di affrontare le sfide quotidiane con più forza e determinazione.
Ma l’invidia non aiutava solo nella caccia. Anche nelle altre attività della tribù, come la costruzione dei rifugi o la creazione di utensili, questa emozione spingeva i membri a cercare di fare di più. Se uno riusciva a costruire un riparo più solido, gli altri, provando quella stessa fitta di invidia, si impegnavano a imparare e a migliorare i propri metodi. Col tempo, ogni nuova invenzione o miglioramento si diffondeva velocemente all’interno del gruppo, rendendoli più forti e pronti ad affrontare le difficoltà della vita preistorica.
In questo modo, l’invidia aveva giocato un ruolo fondamentale nell’evoluzione della specie. Non era solo un sentimento che divideva, ma una forza che spingeva gli uomini a cercare di migliorarsi, a innovare e a crescere. Senza di essa, molti progressi non sarebbero stati fatti. Quindi, anche se l’invidia può sembrare un’emozione negativa, nella storia dell’umanità è stata un motore potente per il cambiamento e la sopravvivenza.
APPROFONDIAMO
Il termine “Invidia” deriva dal latino “invidia”, derivato di “invidere”, composto da “in” negativo e “videre” guardare. Quindi rappresenta il “guardar male”, con l’idea di osservare con risentimento ciò che l’altro possiede o è. Per estensione si identifica nell’invidioso anche la persona che tende a fare un “malocchio”.
l’invidioso soffre per la buona fortuna degli altri, e da qui nasce la sua rabbia, il rancore che accompagna i suoi rapporti con gli altri. L’invidia è quando desideri qualcosa che qualcun altro ha e ti senti triste o arrabbiato perché pensi che sia ingiusto non averlo anche tu.
È un’emozione per cui, in relazione a un bene o una qualità posseduta da un altro, si prova dispiacere e astio per non avere noi quel bene e a volte un risentimento tale da desiderare il male di colui che ha quel bene o qualità.
Rappresenta quel sentimento che ci spinge a osservare con risentimento ciò che un’altra persona ha, ciò che è o ciò che ha ottenuto. È un’emozione che si manifesta quando percepiamo di essere privi di qualcosa che altri possiedono, che si tratti di beni materiali, successo, qualità personali o relazioni. L’invidia nasce dal confronto, spesso silenzioso, che facciamo tra noi stessi e gli altri, e porta con sé una sensazione di inferiorità e frustrazione.
Immagina una situazione quotidiana: sei al lavoro e vedi un collega che viene promosso. Hai lavorato duramente quanto lui, forse anche di più, eppure è lui a ricevere i riconoscimenti e i complimenti. Dentro di te, senti una stretta. Non è solo il fatto che lui sia stato promosso, ma il pensiero che tu avresti potuto essere al suo posto, e questo ti fa sentire in qualche modo “meno”. L’invidia prende forma proprio in quei momenti, quando ci concentriamo su ciò che non abbiamo rispetto a chi ci circonda. Non è una sensazione piacevole: può causare rabbia, tristezza, risentimento, e a volte persino un desiderio inconscio di vedere l’altro fallire.
L’invidia può manifestarsi in due modi: in una forma benigna e in una forma maligna. Nel caso dell’invidia benigna, l’emozione ci spinge a migliorare. In questo senso, è un segnale che ci indica qualcosa che desideriamo. Se canalizzata correttamente, l’invidia può essere uno stimolo per impegnarci di più, per sviluppare nuove competenze o lavorare su noi stessi. Tornando all’esempio del lavoro, invece di crogiolarti nell’ingiustizia percepita, puoi decidere di migliorare le tue abilità, magari chiedere un feedback al capo, e puntare a una futura promozione. Questa forma di invidia ti motiva a crescere e a raggiungere obiettivi simili a quelli che invidi negli altri, senza provare risentimento.
Dall’altra parte, c’è l’invidia maligna, quella che non ci spinge a migliorare, ma piuttosto a desiderare il fallimento di chi ha ciò che vogliamo. In questa forma, l’invidia è velenosa. Ci fa concentrare sulla distruzione dell’altro, su come sminuirlo o su come screditare i suoi successi, magari parlando male di lui dietro le spalle o minimizzando i suoi risultati. Questo tipo di invidia non porta mai a nulla di positivo: mina i rapporti personali, danneggia il nostro benessere interiore e, a lungo andare, ci lascia vuoti e ancora più insoddisfatti di prima.
Uno degli aspetti più subdoli dell’invidia è che spesso si rivolge a persone simili a noi. Non invidiamo un personaggio famoso o irraggiungibile; invidiamo chi ci è vicino, chi consideriamo al nostro livello. Ad esempio, potresti non invidiare un celebre attore di Hollywood, ma provare invidia per l’amico che ha appena comprato una casa più grande della tua. Questa emozione si radica nel confronto sociale, e più qualcuno ci sembra simile, più l’invidia può colpire duramente.
Un altro esempio comune oggi è l’uso dei social media. Scorri Instagram o Facebook e vedi persone che mostrano vacanze da sogno, case lussuose, carriere di successo. Anche se queste immagini sono curate per sembrare perfette, possono innescare invidia. Ci sentiamo esclusi, come se fossimo indietro rispetto a loro. Ma queste piattaforme ci mostrano solo una piccola porzione della vita degli altri, spesso la più lucida e attraente. Concentrarsi troppo su ciò che gli altri mostrano può farci dimenticare le cose positive della nostra vita e generare un ciclo di frustrazione e insoddisfazione.
L’invidia è anche dolorosa perché colpisce l’autostima. Quando vediamo qualcuno avere successo, ci sembra che questo metta in luce le nostre mancanze. Ci sentiamo esclusi, inferiori, e questo attiva una risposta nel cervello simile a quella del dolore fisico. È come se il nostro cervello ci stesse avvertendo di un pericolo: quello di rimanere indietro, di essere lasciati fuori dal gruppo. L’invidia diventa un campanello d’allarme, che ci spinge a riflettere su cosa possiamo fare per colmare il divario che percepiamo tra noi e l’altro.
Tuttavia, c’è una scelta da fare di fronte a questo campanello d’allarme. Possiamo decidere di lavorare su noi stessi, cercando di migliorare e raggiungere i nostri obiettivi, oppure possiamo cadere nella trappola di abbattere l’altro, cercando di farlo apparire peggiore per sentirci temporaneamente migliori. La prima strada è più difficile, ma è quella che porta alla crescita e al miglioramento personale. La seconda, al contrario, ci lascia imprigionati in un ciclo di negatività e insoddisfazione.
In conclusione, l’invidia è un’emozione che tutti proviamo, anche se spesso la nascondiamo o neghiamo. È una reazione naturale al confronto sociale e può essere tanto distruttiva quanto costruttiva. Dipende tutto da come scegliamo di affrontarla. Se usata nel modo giusto, può diventare una potente forza motivazionale, spingendoci a crescere e a raggiungere i nostri obiettivi. Se, invece, la lasciamo prendere il sopravvento, rischiamo di rimanere intrappolati in un ciclo di amarezza e insoddisfazione. Sta a noi trasformare questo sentimento in qualcosa di positivo, focalizzandoci su ciò che vogliamo davvero e lavorando per ottenerlo, senza lasciare che il successo degli altri oscuri il nostro cammino.
Sono certo di non raccogliere dell’invidia dicendovi che la prossima settimana arriverà puntuale una nuova emozione. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

