L’emozione di questa settimana è meraviglia.
Sto sentendo stupore e felicità per questa esperienza che mi lascia senza fiato e mi fa sentire parte di un tutto più grande.
COSA CI SPINGE A FARE?
La meraviglia è un’emozione che ci sorprende profondamente, facendoci sentire connessi al mondo e spingendoci a esplorare, scoprire e capire di più. Ci guida a fare domande, trovare risposte e alimenta la nostra curiosità, aiutandoci a vedere il mondo con occhi nuovi e a cercare soluzioni creative.
LA STORIA DI MARCO
C’era una volta un ragazzo di nome Marco, che viveva in un piccolo villaggio ai piedi di una grande montagna. Marco era sempre stato affascinato dalla natura, dagli animali e da tutto ciò che lo circondava. Ogni giorno trovava qualcosa di nuovo che lo lasciava senza parole. Un giorno, mentre camminava nel bosco, vide una cascata altissima che non aveva mai notato prima. L’acqua scendeva con una potenza straordinaria, scintillando sotto il sole. Marco si fermò, completamente incantato. Si sentì piccolo di fronte a quella meraviglia della natura. Era così affascinato che non riusciva a smettere di guardare. Perso nei suoi pensieri e nel suo stupore, non si accorse che il sole stava tramontando e la notte stava calando rapidamente. Quando si rese conto, era troppo tardi: si era smarrito e non riusciva più a trovare la strada per tornare a casa. Quella notte, la sua meraviglia lo aveva ostacolato, distraendolo e mettendolo in una situazione pericolosa. Fortunatamente, fu trovato dai cercatori del villaggio il giorno dopo, stanco e spaventato, ma salvo.
Qualche mese dopo, Marco si trovò di nuovo a camminare per i boschi, ma questa volta era più attento. Un giorno, durante una passeggiata, vide qualcosa che lo colpì ancora una volta: una pianta rara che non aveva mai visto prima. I suoi colori erano così brillanti che sembrava quasi brillare nella penombra della foresta. Questa volta, però, Marco non si fece distrarre troppo, ma la sua meraviglia lo spinse a voler sapere di più. Tornò al villaggio, raccontò ciò che aveva visto e portò con sé alcuni esperti del villaggio per mostrare loro la pianta. Fu una scoperta importante: quella pianta, che nessuno aveva mai notato prima, aveva proprietà medicinali. Grazie alla meraviglia di Marco, il villaggio trovò una nuova risorsa preziosa, che aiutò a curare diverse malattie.
In questo modo, la meraviglia che una volta lo aveva ostacolato, ora lo aveva spinto a scoprire qualcosa di importante per il suo villaggio, dimostrando come un’emozione possa sia mettere alla prova che aprire nuove possibilità.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLA MERAVIGLIA
C’era una volta un giovane cacciatore preistorico di nome Kim, che viveva in una tribù nascosta tra le colline. Era forte e abile nella caccia, ma quello che lo rendeva speciale non era la sua forza, bensì la curiosità che lo spingeva a esplorare ciò che gli altri ignoravano. Kim era diverso dai suoi compagni: mentre loro si accontentavano di ripetere i gesti quotidiani, lui voleva scoprire cose nuove. Passava ore a osservare il volo degli uccelli, il modo in cui gli animali si muovevano o come l’acqua del fiume scorreva in modo fluido, senza fermarsi mai. Spesso lo prendevano in giro per questo suo comportamento, ma lui non se ne curava. Sentiva che c’era qualcosa di più grande da scoprire nel mondo che lo circondava.
Un giorno, mentre era alla ricerca di prede nella fitta foresta, il cielo improvvisamente si fece scuro. Le nuvole si addensarono velocemente, il vento iniziò a soffiare con violenza e Kim sentì qualcosa nell’aria, una forza che non conosceva. Poi, un lampo illuminò il cielo seguito da un tuono assordante. Kim si fermò, immobile. Invece di correre via come avrebbero fatto tutti, rimase lì, col cuore che batteva forte. E poi accadde: un fulmine colpì un albero proprio davanti a lui, facendo scoppiare un incendio. Le fiamme si alzarono alte, divorando la vegetazione secca, il calore era intenso. Kim si sentì paralizzato dalla paura, ma allo stesso tempo affascinato da quello spettacolo. Non aveva mai visto il fuoco prima d’ora.
L’istinto gli diceva di scappare, ma la sua curiosità lo trattenne. Si avvicinò al fuoco con cautela, percependo il calore che emanava e il modo in cui consumava tutto ciò che toccava. Poi notò qualcosa di straordinario: un frutto, caduto da un albero vicino, era stato cotto dal calore delle fiamme. L’odore che emanava era diverso da qualsiasi cosa avesse mai sentito. Era invitante. Non solo, vide anche un piccolo animale, ormai senza vita, che si era bruciato tra le fiamme. Kim capì che quel fuoco, pur distruttivo, poteva essere utile.
Con attenzione, prese un bastone e lo avvicinò alle fiamme. Il legno iniziò a bruciare e Kim capì che poteva portare con sé quel potere. Tornò di corsa alla sua tribù, il bastone ardente sollevato come un trofeo. Gli altri lo guardarono con sospetto, qualcuno con paura. “È pericoloso,” dissero. Ma Kim li convinse a osservare ciò che aveva scoperto. Mostrò loro come il fuoco poteva riscaldare, come poteva cuocere il cibo rendendolo più facile da mangiare, e come teneva lontani i predatori notturni.
Quella notte, per la prima volta, la tribù si radunò intorno al fuoco. Sentirono il calore avvolgerli mentre mangiavano carne cotta, un gusto nuovo, ricco. Kim guardava i suoi compagni e sorrideva, sapendo che quello era solo l’inizio. Il fuoco sarebbe diventato uno strumento essenziale per la loro sopravvivenza, qualcosa che li avrebbe aiutati a prosperare.
Da quel giorno, la tribù non fu più la stessa. Grazie a Kim, avevano trovato un alleato prezioso nella lotta contro il freddo, i predatori e la fame. Ma più di tutto, era la meraviglia che aveva spinto Kim a esplorare l’ignoto, a non fermarsi di fronte alla paura. Gli altri iniziarono a seguirlo, a esplorare con lui. Non più spaventati dal nuovo, ma curiosi di scoprire cosa poteva offrirgli.
Col passare del tempo, Kim divenne un esempio. La sua capacità di provare meraviglia e di usare quella sensazione per spingersi oltre i limiti del conosciuto lo rese un leader, non per la forza fisica, ma per la sua mente aperta. Grazie a lui, la tribù scoprì nuovi strumenti, nuove tecniche di caccia, nuove modalità di sopravvivenza. Impararono a costruire ripari migliori, a coltivare la terra e a capire i ritmi della natura.
L’emozione della meraviglia aveva portato Kim a scoprire il fuoco, ma non solo. La meraviglia era la forza che spingeva lui e la sua tribù a non accontentarsi mai, a cercare sempre nuove soluzioni. Fu così che la loro piccola tribù, nascosta tra le colline, prosperò. Grazie alla meraviglia, riuscirono a sopravvivere in un mondo pieno di pericoli, sempre alla ricerca di qualcosa di più grande, sempre pronti a esplorare ciò che non conoscevano.
La meraviglia non è solo un’emozione, ma una forza che ha spinto l’umanità a evolversi. Grazie ad essa, gli uomini come Kim hanno scoperto il fuoco, inventato strumenti e imparato a convivere con la natura. La meraviglia è stata la scintilla che ha acceso la loro curiosità, la spinta a guardare oltre l’orizzonte e a cercare nuove soluzioni. E così, attraverso questa emozione, l’umanità ha continuato a crescere, evolversi e prosperare.
APPROFONDIAMO
Il termine “meraviglia” deriva dal latino “mirabilia“, che significa “cose straordinarie” o “degne di essere ammirate“, a sua volta tratto dal verbo “mirari”, che significa “guardare” o “ammirare“.
Quando proviamo meraviglia, è come se il tempo si fermasse. È un momento di stupore e sorpresa che ci lascia senza parole e ci fa sentire connessi a qualcosa di più grande. La meraviglia è quell’emozione che ci blocca, che ci fa rimanere a bocca aperta di fronte a qualcosa di straordinario o inaspettato. È come guardare il mondo con occhi nuovi, pieni di luce e curiosità. Non è solo stupore o ammirazione: è la sensazione di essere parte di qualcosa di meraviglioso e vasto.
È come se, di fronte a un panorama mozzafiato, a un’opera d’arte o a una notte stellata, per un attimo tutto ciò che conosciamo svanisse, lasciando spazio a qualcosa di più grande, capace di colpirci nel profondo. Quando ci perdiamo nella vastità del cielo stellato, o restiamo incantati dal volo di un uccello, sentiamo dentro di noi la piccolezza del nostro essere, ma allo stesso tempo una connessione con l’universo che ci circonda. È la stessa emozione che un bambino prova davanti alla sua prima nevicata o quando scopre qualcosa di nuovo e sorprendente. La meraviglia ci accompagna fin dalla nascita, alimentando la nostra voglia di esplorare, imparare e scoprire.
Un bambino, ad esempio, si meraviglia per le cose più semplici: un fiore che sboccia, un arcobaleno che appare dopo la pioggia, una farfalla che vola leggera nel cielo. Questa emozione, così pura e spontanea, è anche alla base della curiosità umana. Infatti, la meraviglia ci spinge a voler sapere di più, a scoprire come funziona il mondo.
Ci fa domandare il perché delle cose e ci stimola a cercare risposte. Pensiamo a uno scienziato che osserva per la prima volta le stelle. Questo senso di stupore lo porta a esplorare l’universo, a fare domande e, infine, a fare scoperte che cambiano il mondo. Senza la meraviglia, probabilmente, l’essere umano non avrebbe mai avuto il desiderio di guardare oltre, di spingersi verso l’ignoto, di cercare nuove risposte. È proprio la meraviglia che ci ha permesso di evolverci, di crescere, di migliorare. Da sempre, è l’emozione che alimenta la nostra curiosità e il nostro desiderio di scoperta.
La meraviglia non riguarda solo ciò che è esterno a noi, ma anche il modo in cui ci sentiamo dentro. Quando proviamo meraviglia, ci sentiamo più leggeri, più felici. È un’emozione che ci riempie di energia positiva, che ci fa sentire vivi e connessi con tutto ciò che ci circonda. È come se, per un attimo, riuscissimo a vedere la bellezza e la magia anche nelle cose più semplici. Questo ci porta a vivere ogni momento con maggiore intensità, a prestare attenzione a quei piccoli dettagli che spesso diamo per scontati. Un tramonto, il sorriso di una persona cara, il suono delle onde del mare: tutto diventa più intenso e significativo quando proviamo meraviglia. Ed è proprio questo che rende la meraviglia così speciale: ci invita a fermarci, a osservare, a riflettere, a contemplare il mondo con occhi diversi.
La meraviglia non è solo un’emozione piacevole, ma ha anche un’importante funzione evolutiva. Ha spinto l’essere umano a esplorare nuovi territori, a cercare risposte e a sviluppare nuove tecnologie. Nei tempi antichi, quando gli uomini guardavano il cielo stellato o le forze della natura, si chiedevano cosa ci fosse oltre e cercavano di capire come funzionava il mondo. È grazie a questa emozione che abbiamo fatto scoperte scientifiche, costruito monumenti, esplorato lo spazio. La meraviglia ci ha portato a guardare oltre i nostri limiti, a sognare e a immaginare un mondo migliore. Ancora oggi, è ciò che ci spinge a superare noi stessi, a cercare nuove sfide, a non fermarci mai.
Un esempio di meraviglia che non nasce dalla curiosità, ma dalla pura ammirazione, può essere l’incontro con una grande opera d’arte. Immagina di trovarti di fronte a una maestosa cattedrale gotica, con le sue torri imponenti che si stagliano contro il cielo. Mentre la osservi, senti una profonda sensazione di stupore, come se il mondo intorno a te si fermasse per un momento. Non hai bisogno di chiederti come sia stata costruita, non cerchi spiegazioni tecniche. Sei semplicemente rapito dalla sua bellezza, dalla maestosità della struttura e dal senso di grandezza che ti trasmette. In quel momento, ti senti piccolo ma allo stesso tempo connesso a qualcosa di molto più grande. Questo è il potere della meraviglia: ci permette di vivere il presente con intensità, di sentire la nostra connessione con il mondo e di apprezzare la bellezza in tutte le sue forme.
La meraviglia può essere sperimentata anche nelle piccole cose della vita quotidiana. Non è necessario guardare le stelle o scalare montagne per provarla. Può arrivare inaspettatamente, mentre ascolti una musica che ti emoziona profondamente, o mentre cammini in un parco e noti un fiore sbocciare. Può essere suscitata da un gesto di gentilezza, da una parola dolce, o semplicemente dal silenzio di una notte tranquilla. La meraviglia è sempre intorno a noi, dobbiamo solo essere aperti a notarla e a lasciarci trasportare da essa. È come una finestra sul mondo che possiamo aprire ogni volta che vogliamo, per vedere la vita con occhi nuovi e per sentirci parte di qualcosa di più grande.
La meraviglia, quindi, non solo ci arricchisce come individui, ma ci connette agli altri e al mondo. Ci fa capire che siamo parte di un tutto, che c’è bellezza e mistero in ogni angolo della vita. Ci invita a esplorare, a scoprire, a imparare, ma anche a fermarci e a contemplare. È un’emozione che ci fa sentire vivi, che ci spinge a guardare oltre, a cercare il nostro posto nel mondo. In un certo senso, la meraviglia è ciò che dà significato alla nostra esistenza. È l’emozione che ci ricorda che, nonostante tutto, c’è ancora bellezza, c’è ancora magia, c’è ancora qualcosa per cui vale la pena stupirsi e gioire.
Fra una settimana ci meraviglieremo con na nuova emozione. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

