L’emozione di questa settimana è piacere.
Mi sto sentendo bene perché ho soddisfatto un bisogno ed ho voglia di farlo di nuovo perché questo è come una carezza che allevia le mie tensioni.
COSA CI SPINGE A FARE?
Il piacere ci spinge a ripetere comportamenti che ci fanno stare bene. È una guida interna che ci motiva a cercare cibo, relazioni e esperienze gratificanti. Tutte azioni orientate ad aiutarci a stare meglio e a crescere come persone. Inoltre, quando facciamo del bene agli altri, proviamo il piacere di sentirci apprezzati, e questo ci motiva a migliorarci e a diventare la versione migliore di noi stessi.
LA STORIA DI SOFIA
Sofia era una giovane donna piena di sogni e ambizioni. Lavorava come grafica in una piccola agenzia e amava il suo lavoro, ma la passione per l’arte la spingeva a volere di più: desiderava un giorno aprire una sua galleria e condividere le sue opere con il mondo. Tuttavia, c’era qualcosa che la tratteneva, qualcosa di sottile ma potente: il piacere immediato.
Dopo una lunga giornata di lavoro, Sofia spesso si lasciava andare alla comodità di scrollare il cellulare per ore, perdendosi nei social, guardando video e leggendo notizie superficiali. Il piacere immediato di vedere immagini colorate e storie emozionanti le dava una sensazione di conforto. Ogni volta che si diceva “solo qualche minuto”, quei minuti si trasformavano in ore. Ogni sera si riprometteva che il giorno dopo avrebbe lavorato ai suoi progetti personali, magari dipingere un quadro o scrivere l’idea di una nuova esposizione. Ma puntualmente, il piacere di quel “momento di relax” si trasformava in una trappola. La procrastinazione diventava un’abitudine, e i suoi sogni di una galleria d’arte restavano sempre più lontani.
Una sera, mentre scorreva per l’ennesima volta il suo feed Instagram, si rese conto di quanto tempo stesse sprecando. Sentì un vuoto dentro di sé. Era come se il piacere immediato di quei piccoli momenti le stesse rubando qualcosa di più grande: il piacere duraturo di vedere realizzati i suoi sogni. In quel momento, Sofia capì che quel tipo di piacere, invece di darle benessere, la stava ostacolando, impedendole di avanzare.
Il giorno successivo, decise di cambiare approccio. Dopo il lavoro, si mise alla sua scrivania e iniziò a lavorare a un progetto che aveva in mente da tempo. L’inizio fu difficile, perché il richiamo di un momento di relax era sempre forte, ma Sofia decise di perseverare. Man mano che il suo lavoro prendeva forma, provò una sensazione nuova: un piacere più profondo e soddisfacente, quello di creare qualcosa di suo, di vedere i suoi sforzi trasformarsi in un’opera d’arte tangibile.
Quella sera, mentre guardava il suo lavoro completato, sentì una gioia che andava oltre il piacere fugace dei social. Era orgogliosa di se stessa e capì che quel tipo di piacere, il piacere di realizzare i propri sogni, era molto più potente. Con il tempo, Sofia imparò a gestire meglio il piacere immediato e a dare spazio a quello che la faceva crescere davvero. Grazie a quella consapevolezza, il suo sogno della galleria d’arte non era più solo un’idea lontana, ma stava diventando una realtà.
L’UTILITà EVOLUTIVA DEL PIACERE
Immagina un uomo preistorico di nome Aran, che viveva in una piccola tribù nascosta tra le colline. La vita della tribù era semplice ma piena di sfide. Ogni giorno, i membri del villaggio si avventuravano nella foresta per cercare cibo, lottando contro la fame e le insidie della natura. Un giorno, toccò ad Aran il compito di esplorare nuove zone della foresta in cerca di cibo. Il sole era alto e la sua pelle brillava di sudore mentre camminava per ore, lontano dal villaggio e dai suoi compagni.
Dopo molte ore, Aran si trovò di fronte a un cespuglio pieno di bacche mai viste prima. Le osservò con sospetto: le bacche erano colorate e lucenti, ma nel mondo selvaggio, la bellezza poteva essere pericolosa. Aran sentiva la fame crescere, ma allo stesso tempo il timore di mangiare qualcosa di sconosciuto lo tratteneva. Dopo aver riflettuto a lungo, decise di rischiare e ne prese una piccola, assaporandola con cautela. Il sapore dolce esplose nella sua bocca, e una sensazione di piacere lo travolse. Quel piacere lo sorprese, gli diede un’immediata gratificazione, e lo spinse a raccogliere quante più bacche poteva. Non era solo il gusto a renderle così attraenti, ma anche l’energia che sentiva crescere nel suo corpo, una sensazione di benessere che lo portava a desiderare di condividerle con il resto della tribù.
Aran tornò al villaggio con il suo carico di bacche. Quando raccontò agli altri la sua scoperta, inizialmente furono diffidenti, ma alla fine si lasciarono convincere dal suo entusiasmo. Presto anche loro provarono il sapore dolce delle bacche, e il piacere che ne derivava divenne una fonte di motivazione per continuare a cercarle. Quelle bacche diventarono una risorsa preziosa per il villaggio, soprattutto durante i periodi in cui la selvaggina scarseggiava. Aran si accorse che la tribù non solo aveva una nuova fonte di cibo, ma anche un motivo in più per collaborare e scambiarsi le scoperte. Il piacere che tutti provavano nel condividere quei momenti rafforzava i legami tra di loro e rendeva la comunità più unita.
Ma non fu solo il cibo a mostrare quanto il piacere fosse importante per la sopravvivenza della tribù. Con il passare del tempo, Aran notò che la tribù prosperava grazie ad altre forme di piacere. Quando lavoravano insieme per costruire un riparo, il piacere che provavano nel vedere il risultato del loro sforzo li motivava a fare sempre meglio. Quando si sedevano attorno al fuoco, raccontando storie o ridendo insieme, provavano un senso di sicurezza e appartenenza che li aiutava ad affrontare le sfide della vita quotidiana. Il piacere di stare insieme li rendeva più forti, più pronti a difendersi dai pericoli che venivano dall’esterno, come animali selvaggi o cambiamenti climatici. Il piacere non era solo una sensazione momentanea, ma una forza che spingeva la tribù a cercare costantemente il benessere, non solo per se stessi, ma per tutti i membri del gruppo.
Aran cominciò a rendersi conto che ogni volta che provava piacere nel risolvere un problema o nel creare qualcosa di nuovo, migliorava la vita della sua tribù. Un giorno, mentre cercava legna per il fuoco, notò che i bastoni potevano essere affilati e usati come strumenti più efficaci. Provando piacere nel vedere come quei nuovi strumenti semplificavano la caccia e la costruzione, insegnò agli altri come realizzarli. Ogni piccolo miglioramento portava più piacere e più benessere alla tribù, spingendoli a esplorare, innovare e trovare sempre nuovi modi per sopravvivere e prosperare.
Il piacere era una guida invisibile che accompagnava ogni decisione. Quando Aran provava piacere nel mangiare, il suo corpo lo informava che quel cibo era buono e nutriente. Quando sentiva piacere nel lavorare con gli altri, capiva che la collaborazione era essenziale per la sopravvivenza. E quando trovava piacere nel costruire strumenti migliori o nel trovare soluzioni più intelligenti ai problemi, imparava che l’innovazione era la chiave per migliorare la qualità della vita.
Grazie a questa continua ricerca del piacere, la tribù di Aran non solo sopravvisse, ma prosperò. Ogni piacere che provavano li spingeva a ripetere quei comportamenti che portavano benessere. Non si trattava solo di cibo o di sicurezza fisica, ma di un senso di appartenenza e realizzazione che cresceva ogni giorno. Il piacere li motivava a prendersi cura gli uni degli altri, a esplorare nuove terre, a creare nuovi strumenti e a condividere le loro scoperte.
Aran comprese che il piacere non era solo una sensazione piacevole, ma una forza vitale che guidava l’intero percorso della loro sopravvivenza. Era come un filo invisibile che li legava tutti insieme, spingendoli a diventare la migliore versione di se stessi e a garantire la prosperità della loro comunità. Grazie al piacere, la tribù imparò a vivere in armonia con la natura, a rispettare i ritmi della terra e a costruire un futuro più sicuro e felice.
APPROFONDIAMO
Il termine “Piacere” deriva dal latino “placēre” che ha in sé la radice “plac-”, che porta il significato di “rendere piano”, ”rendere liscio”, in senso figurato “facilitare”.
(stessa radice che ritroviamo anche in “plac-are”)
Quindi la parola piacere ha a che fare con l’idea di una situazione appianata, resa liscia, per così dire, agevolata, facilitata. Insomma, il piacere altro non è che la gradevole sensazione liberatoria derivante dall’appianamento della tensione scaturita dall’appagamento di desideri o bisogni fisici, psicologici, morali o spirituali.
L’idea stessa di “allisciamento” ci rimanda a quella di carezza, che normalmente produce una sensazione piacevole in chi la riceve.
Il piacere è un’emozione fondamentale che ci guida nel cercare esperienze che ci fanno stare bene. È la sensazione di gratificazione che proviamo quando soddisfiamo un bisogno, un desiderio o quando ci troviamo in una situazione che ci dà conforto e benessere.
Come il piacere di gustare un cibo delizioso, o, come la gioia di ricevere un abbraccio o un complimento. È legata a un sistema naturale di ricompensa, che ci spinge a ripetere comportamenti che ci fanno sentire bene, come mangiare o passare del tempo con persone che amiamo, perché queste esperienze ci aiutano a sopravvivere e a crescere.
Immagina di essere un bambino che si diverte giocando a calcio con i suoi amici. In quel momento, provi piacere perché stai facendo qualcosa che ti fa felice. Questo piacere non è solo una sensazione momentanea, ma ti motiva a voler continuare a giocare e a migliorare le tue abilità. Oppure, pensa al piacere che provi mangiando una fetta di torta: il tuo corpo riconosce che stai ricevendo qualcosa di buono, e questo ti spinge a cercare altre esperienze simili in futuro.
Il piacere non riguarda solo la soddisfazione immediata, ma ci spinge a perseguire anche obiettivi a lungo termine. Per esempio, possiamo provare piacere nel raggiungere un obiettivo importante, come finire un compito difficile o imparare qualcosa di nuovo. In questi casi, il piacere diventa un motore per la nostra crescita personale. Ci spinge a migliorare, a sviluppare nuove abilità e a costruire relazioni significative. Tuttavia, se ci concentriamo solo su piaceri immediati e superficiali, rischiamo di danneggiare noi stessi, come accade quando mangiamo troppi dolci o evitiamo responsabilità importanti per cercare solo divertimento.
È importante trovare un equilibrio tra il piacere immediato e quello a lungo termine, perché il piacere è essenziale per il nostro benessere. Riuscire a goderci il momento presente, come assaporare lentamente un pasto o rilassarci sotto il sole, ci aiuta a vivere una vita più felice e appagante. Quando riconosciamo il piacere e lo viviamo in modo equilibrato, siamo in grado di godere della vita senza danneggiare la nostra salute fisica o mentale.
Il piacere ci aiuta a connetterci con gli altri e a costruire relazioni. Quando facciamo qualcosa che rende felice qualcun altro, proviamo piacere anche noi, e questo rafforza i legami sociali. Ad esempio, quando condividiamo un momento speciale con una persona cara, come un tramonto o una passeggiata nel parco, non solo proviamo piacere, ma creiamo un ricordo positivo che rafforza il nostro rapporto. Questa connessione con gli altri è fondamentale per la nostra felicità a lungo termine.
Nella storia della filosofia, il piacere ha avuto interpretazioni diverse. Alcuni pensatori lo considerano la base della felicità umana, mentre altri lo vedono come qualcosa da controllare con moderazione. Alcuni lo associano all’assenza di dolore, altri lo vedono come l’obiettivo della vita stessa. In ogni caso, il piacere è una forza che guida molte delle nostre scelte e azioni. Anche nella scienza, è noto che il piacere è legato al rilascio di dopamina, una sostanza chimica che ci fa sentire bene e che ci spinge a ripetere comportamenti gratificanti.
In sintesi, il piacere è un’emozione potente e necessaria che ci guida verso esperienze positive, ci aiuta a creare legami con gli altri e ci motiva a migliorare la nostra vita. Quando vissuto in modo equilibrato, il piacere arricchisce la nostra esistenza e ci rende più felici e soddisfatti.
Godiamoci il piacere immediato di questa emozione ed anche il piacere dell’attesa della nuova emozione che arriverà fra una settimana. -_-
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

