L’emozione di questa settimana è tensione.
Mi sto sentendo come un arco teso, un misto di nervosismo, entusiasmo e paura che mi mantiene all’erta, per affrontare qualcosa di impegnativo o incerto.
COSA CI SPINGE A FARE?
La tensione è quella sensazione di nervosismo e allerta che ci rende più attenti e pronti ad agire per affrontare situazioni importanti o difficili, come un arco teso pronto a scoccare la freccia.
LA STORIA DI MARCO
Immagina un giovane di nome Marco, un appassionato scalatore, determinato e sempre pronto a mettersi alla prova. Marco aveva deciso di affrontare una sfida che sognava da tempo: scalare una parete di roccia che molti consideravano tra le più difficili della regione. La tensione era sempre stata parte della sua vita, un misto di entusiasmo e paura che sentiva crescere ogni volta che si trovava a confrontarsi con una nuova salita. Ma quel giorno, la tensione che provava sembrava diversa, più profonda e più difficile da gestire. Aveva una sensazione di pesantezza che non riusciva a scrollarsi di dosso, una pressione che rendeva ogni mossa più difficile del solito.
Arrivato a metà della salita, la tensione iniziò a ostacolarlo. Sentiva le mani sudate e scivolose, i muscoli rigidi e il battito del cuore così forte da risuonargli nelle orecchie. Provava una paura che cresceva, come se la roccia stessa lo stesse respingendo. Ogni volta che provava a fare un passo in avanti, la tensione lo bloccava, facendolo dubitare di ogni sua mossa. Il suo respiro era affannoso e ogni muscolo del suo corpo sembrava gridare di fermarsi. Marco sapeva di avere la tecnica, di aver fatto salite simili prima, ma quella tensione lo paralizzava, rendendo impossibile muoversi in modo fluido. In un attimo di sconforto, decise di fermarsi e prendere un lungo respiro, lasciando scivolare via quel desiderio di controllo assoluto che lo stava ostacolando. Dopo diversi tentativi falliti, realizzò che quel giorno la tensione era stata il suo nemico, un ostacolo che lo aveva bloccato e costretto a scendere, lasciandolo con una forte sensazione di insoddisfazione.
Ma qualche settimana dopo, Marco decise di riprovarci. Aveva riflettuto molto su quella salita e aveva capito che la tensione, se usata nel modo giusto, poteva essere una risorsa. Decise di tornare su quella parete, portando con sé un atteggiamento diverso. Era ancora teso, certo, ma questa volta cercava di ascoltare quella tensione come una guida, un’energia che avrebbe potuto sfruttare.
Durante la salita, quando raggiunse la stessa sezione che lo aveva bloccato, sentì il cuore battere più forte, la stessa tensione pulsare dentro di sé. Ma invece di opporvisi, decise di accettarla e usarla per rimanere concentrato. Questa volta la tensione non era più un nemico: ogni muscolo del suo corpo era teso, ma in armonia con la sua mente, come un arco tirato al massimo, pronto a scoccare la freccia. Invece di paralizzarlo, quella tensione lo aiutava a muoversi con precisione, a calcolare ogni movimento con attenzione.
Passo dopo passo, superò la sezione più complicata, spingendosi oltre il punto in cui si era bloccato. Finalmente, raggiunse la cima e, con il cuore in gola, si fermò a guardare il panorama che si estendeva sotto di lui. La tensione, che la volta precedente lo aveva ostacolato, ora lo aveva aiutato a trovare quella forza interiore che gli aveva permesso di superare la sfida. Marco capì che la tensione non era solo una sensazione fastidiosa, ma una risorsa che, se accolta e gestita, poteva trasformarsi in una forza potente.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLA TENSIONE
Immagina un gruppo di uomini preistorici che si muove con cautela lungo la riva di un fiume. La giornata è calda, il sole filtra tra le foglie, e il gruppo è intento a raccogliere frutta. C’è tranquillità, ognuno è concentrato sul suo compito, finché un fruscio improvviso non spezza quel silenzio. È un suono leggero, quasi impercettibile, ma sufficiente a mettere tutti in allerta. Subito il corpo di ognuno si irrigidisce. Le mani smettono di raccogliere i frutti, gli sguardi si incrociano e poi si spostano verso la vegetazione. Non c’è più un singolo movimento, come se il gruppo fosse una sola entità, sospesa, trattenendo il respiro. Questa è la tensione che si insinua come un filo invisibile tra tutti loro, spingendoli a essere più vigili. I loro cuori iniziano a battere più forte, preparandoli a una reazione fulminea.
La tensione sale, come una corda che si tende al massimo, e nessuno osa fare rumore. Poi, tra le foglie si scorge un’ombra: un grosso animale, una tigre dai denti a sciabola. I muscoli di tutti si preparano, pronti a scattare, ma non devono fare alcun passo falso. Grazie a quella tensione che li rende attenti, nessuno abbassa la guardia. Con un coordinamento quasi naturale, cominciano a muoversi, un passo lento e silenzioso alla volta, dirigendosi verso gli alberi. Ognuno segue l’altro, con movimenti precisi e controllati, fino a raggiungere il primo ramo abbastanza alto da poter scappare. La tensione è diventata la loro guida: senza di essa, qualcuno avrebbe potuto cedere al panico o fare un movimento troppo brusco, attirando l’attenzione della tigre. Ma grazie a quell’allerta che li tiene pronti, riescono tutti a salire sugli alberi, osservando in silenzio l’animale che si allontana lentamente. La tensione, in questo caso, ha salvato il gruppo, permettendo loro di scampare al pericolo e restare uniti.
Ma la tensione non serve solo a fuggire. Immagina lo stesso gruppo qualche giorno dopo, questa volta impegnato in una battuta di caccia. Sono affamati e sanno che catturare una preda è essenziale. La tensione è nell’aria mentre si preparano ad avvicinarsi a un branco di cervi. Ogni movimento deve essere misurato: un solo passo rumoroso potrebbe far scappare le prede. Sentono i muscoli tesi, i respiri trattenuti; ciascuno è concentrato, con i sensi acuiti come mai prima. Sentono ogni fruscio, percepiscono i movimenti del vento e i minimi suoni della foresta. Uno dei cacciatori, giovane e inesperto, sente crescere la tensione dentro di sé, come un nodo che stringe lo stomaco. Vorrebbe lanciare subito la sua lancia, ma sa che deve aspettare il momento giusto, seguendo i segni del leader del gruppo.
Ecco che, finalmente, il capo dà il segnale. La tensione si trasforma in un’esplosione di energia: lanciano le lance con precisione, mettendo a frutto l’attenzione accumulata. Ogni gesto è calibrato grazie a quella tensione che li ha tenuti vigili. Questa volta la tensione ha permesso loro di cacciare con successo, catturando due cervi che sfameranno la tribù per giorni. Quando finalmente si rilassano, sentono i muscoli distendersi, il cuore rallentare e una sensazione di soddisfazione. La tensione è stata il loro alleato, una forza che li ha spinti a rimanere concentrati, a essere pazienti e attenti ai dettagli.
In entrambe le situazioni, la tensione ha fatto da guida invisibile, aiutandoli a sopravvivere. Sia che si trattasse di scappare o di cacciare, questa emozione ha attivato i loro corpi e le loro menti, portandoli a reagire prontamente e a non abbassare mai la guardia.
APPROFONDIAMO
Il termine “Tensione” deriva dal latino “tensus”, che vuol dire “allungare” o “estendere” qualcosa fino al limite, richiamando l’idea di una forza che tira in direzioni opposte mantenendo il sistema in uno stato di equilibrio o resistenza, proprio come una corda tesa pronta a spezzarsi sotto la trazione. Quindi rappresenta, in senso figurato, uno stato di sforzo o pressione, sia fisica sia emotiva.
Quando la proviamo, sentiamo una pressione o uno sforzo che ci rende nervosi e all’erta. Questo succede soprattutto in momenti importanti o difficili, quando ci prepariamo a superare qualcosa di impegnativo, come una sfida un esame o una gara, oppure davanti a qualcosa di incerto. È come se il nostro corpo fosse tirato come un arco pronto a scoccare una freccia, oppure un elastico allungato che raccoglie energia, pronto a sprigionarla.
Questa sensazione di allerta è naturale ed è stata fondamentale per i nostri antenati, che dovevano essere sempre pronti a reagire in caso di pericolo. La tensione accende i nostri sensi e ci prepara a rispondere agli imprevisti. Immagina di aspettare il tuo turno su un palco o di affrontare un importante colloquio di lavoro. Senti i muscoli tesi, il battito del cuore accelerato, come se il corpo e la mente fossero concentrati e pronti a dare il meglio. Questo aiuta a mantenere alta l’attenzione per fare bene qualcosa di difficile, come se la tensione fosse una spinta in più.
Tuttavia, se si rimane in tensione troppo a lungo o troppo intensamente, questa energia non si scarica e inizia a pesare. Proprio come un elastico che si spezza se tirato troppo, anche il nostro corpo e la nostra mente iniziano a sentirsi stanchi e logorati. Non a caso, c’è il detto di non “tirare troppo la corda”, perché l’eccesso di tensione può portare al collasso. Così, ciò che dovrebbe darci forza e aiutarci può trasformarsi in un nemico che esaurisce le nostre energie.
Oggi, la tensione non deriva solo da pericoli immediati, come accadeva per i nostri antenati, ma anche da situazioni della vita moderna. Affrontiamo scadenze, incarichi complicati o discussioni accese che ci tengono in allerta, creando quella stessa tensione che prima era legata a sopravvivere a una minaccia. Ci sono anche momenti quotidiani in cui sentiamo crescere la tensione, come quando restiamo bloccati nel traffico mentre siamo in ritardo o quando dobbiamo parlare in pubblico. In queste situazioni, ci sentiamo come un nodo nello stomaco, con il corpo e la mente sempre attenti, incapaci di rilassarsi completamente.
L’emozione della tensione è come un segnale che il tuo corpo e la tua mente ti mandano per aiutarti a essere pronto e attento. Immagina di giocare a nascondino e sapere che qualcuno sta per trovarti: senti quella sensazione che ti fa stare all’erta e ti tiene sveglio. La tensione serve proprio a questo, come se il tuo corpo ti dicesse di prepararti bene, per affrontare qualcosa di importante o nuovo.
In dosi moderate e per periodi brevi, la tensione ci aiuta a rimanere concentrati e vigili, ma se si prolunga o diventa troppo intensa, la nostra salute ne risente. Possiamo iniziare a sentire i muscoli contratti e il corpo stanco, con tensioni che si accumulano sulla schiena o sulle spalle, portando anche dolori fisici. Il continuo stato di allerta, infatti, genera una serie di risposte chimiche nel corpo: il nostro cervello rilascia l’ormone cortisolo, il quale, a lungo andare, può causare infiammazioni e altre problematiche di salute. La sensazione di tensione diventa così un peso che ci trasciniamo, influendo non solo sul corpo ma anche sull’umore.
Pensa alla tensione emotiva, che nasce anche in situazioni di stress o difficoltà personali, come perdere il lavoro, affrontare una separazione, prendersi cura di una persona cara malata o vivere un lutto. In questi casi, la tensione si presenta come una reazione naturale per affrontare le sfide, ma quando si prolunga, può trasformarsi in stanchezza emotiva. La tensione può renderci nervosi e persino impazienti, aumentando la probabilità di perdere la calma o arrabbiarsi facilmente. L’accumulo di emozioni come ansia, rabbia e frustrazione può condurci a uno stato di stress continuo che ci logora.
Se ci troviamo a vivere continuamente in tensione, ci possono essere effetti anche sul benessere mentale: cominciamo a sentirci sempre all’erta, pronti a difenderci o a reagire, ma questa posizione di difesa finisce per esaurirci. Ci porta a vivere come se fossimo in una perenne situazione di pericolo, senza mai abbassare la guardia. Eppure, il nostro corpo non è fatto per restare così a lungo in uno stato di allarme. Alla lunga, una tensione cronica può diventare come una goccia che scava la pietra, indebolendoci poco a poco.
A volte, la tensione viene vissuta anche nelle relazioni: potremmo voler fare qualcosa che gli altri non approvano, o trovarci in disaccordo con una persona cara. Questi momenti ci mettono in una condizione di sforzo mentale ed emotivo, in cui desideriamo mantenere l’equilibrio ma sentiamo che siamo tirati da più parti. Come un elastico allungato da interessi contrastanti, possiamo sentire questa pressione crescere fino a farci perdere la calma.
Tuttavia, imparare a gestire la tensione è possibile e ci aiuta a trovare sollievo, a ritrovare l’equilibrio e la serenità. Riconoscere quando siamo troppo tesi e concederci dei momenti di pausa è fondamentale per evitare che questa tensione si accumuli e diventi dannosa. Così come l’arco che va lasciato riposare per non spezzarsi, anche noi abbiamo bisogno di rilassarci e sciogliere la tensione, per poter riprendere con maggiore energia.
Anche per oggi abbiamo finito ma non essere teso perché fra sette giorni ci sarà una nuova emozione. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

