L’emozione di questa settimana è irritazione.
Sto sentendo un fastidio ripetuto che voglio finisca al più presto perché mi sta facendo arrabbiare.
COSA CI SPINGE A FARE?
L’irritazione è quella sensazione che provi quando qualcosa ti dà fastidio e vorresti che finisse subito. Può nascere da situazioni che si ripetono, anche piccole, ma che si accumulano e diventano stressanti. Ti fa sentire frustrato, come se i tuoi confini fossero violati o i tuoi bisogni non soddisfatti, ad esempio quando vuoi silenzio ma c’è troppo rumore, o quando mancano cose fondamentali come riposo o libertà. Ci spinge a reagire e a trovare una soluzione per migliorare ciò che ci disturba, ma se non gestita può portare a reazioni impulsive o controproducenti.
LA STORIA DI FRANCESCA
Francesca lavorava come grafica pubblicitaria in un’agenzia frenetica, dove le scadenze erano strette e i clienti esigenti. Di solito, riusciva a gestire bene la pressione, ma quella settimana sembrava essere un incubo. Ogni volta che finiva un progetto, il suo capo lo rimandava indietro con modifiche assurde. “Troppo colori, troppo semplice, troppo complesso.” Non esisteva una versione che andasse bene. Dopo l’ennesima revisione, sentì l’irritazione montare come un’ondata dentro di sé.
Stava per esplodere. Il mouse tremava sotto le sue dita, le guance erano roventi. Poi il capo passò dietro di lei, osservò il lavoro e, con un sorrisetto, disse: “Sì, forse potremmo cambiarlo ancora un po’.” Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Francesca sbatté le mani sulla scrivania. “Non puoi cambiare idea ogni due minuti! O scegli una direzione o faccio tutto da capo!” La stanza si fece improvvisamente silenziosa. Il capo la guardò sorpreso, ma senza dire nulla se ne andò. Più tardi, Francesca si rese conto che la sua reazione impulsiva non aveva migliorato le cose. Anzi, aveva solo peggiorato il suo rapporto con il capo, rendendolo ancora più rigido e critico nei suoi confronti.
Ma l’irritazione non era sempre sua nemica. Qualche giorno dopo, mentre tornava a casa in metro, si ritrovò accanto a una coppia che parlava a voce alta al telefono, senza curarsi di chi aveva intorno. Dopo una giornata pesante, quel rumore continuo le faceva pulsare la tempia. Si sistemò gli auricolari e cercò di ignorarli, ma il fastidio cresceva. Poi, si fermò a riflettere: perché l’irritazione la stava colpendo così tanto? Non era solo il rumore, era la sua stanchezza accumulata. Capì che il vero problema non era la coppia rumorosa, ma il fatto che non si stava prendendo abbastanza cura di sé.
Quella sera, invece di continuare a lavorare fino a tardi come faceva sempre, decise di chiudere il computer prima, farsi una lunga doccia e leggere un libro che amava. Il giorno dopo, si sentiva più serena, e la sua produttività migliorò. Grazie all’irritazione, aveva capito che doveva ascoltare i segnali del suo corpo prima di esplodere.
Francesca imparò che l’irritazione poteva essere distruttiva se lasciata incontrollata, ma poteva anche essere un’alleata, un campanello d’allarme che la spingeva a capire cosa aveva bisogno di cambiare per stare meglio.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLA IRRITAZIONE
Il sole era ancora basso quando Kalan uscì dalla caverna. L’aria era fresca, il silenzio della valle interrotto solo dal suono del fiume che scorreva poco lontano. Kalan e i suoi compagni vanno a pescare al fiume ma avvicinato alla riva, come capitava spesso, i piedi gli scivolano sul terreno fangoso, e lo fanno facendoli cadere nell’acqua gelida. Questo lo irrita sempre di più, sia per le risate da parte degli altri, sia per i lividi che la sera gli fanno male. In più questo è un pericolo reale perché qualche compagno si è ferito seriamente scivolando su una pietra appuntita, e Kalan stesso ha perso più volte il pesce appena catturato.
Quel problema gli martellava la testa e non lo lasciava in pace. Basta. Non potevano continuare così. Quella sera, seduto accanto al fuoco, Kalan non riusciva a pensare ad altro. Guardava i rami degli alberi che ardevano nelle fiamme, il loro legno resistente e compatto, e un’idea prese forma nella sua mente.
Il mattino successivo, invece di partire subito per la pesca, si inoltrò nella foresta e tagliò alcuni rami robusti. Tornò alla riva e, con l’aiuto di alcuni compagni incuriositi, iniziò a sistemare i tronchi nel fango, creando un passaggio più stabile. Il primo passo sulla nuova passerella fu esitante, ma non scivolò. Sentì un brivido di soddisfazione. L’irritazione che lo aveva tormentato per giorni lo aveva portato a trovare una soluzione. Ora la pesca sarebbe stata più sicura e meno faticosa.
Quella non fu l’unica volta in cui il fastidio lo spinse a cambiare le cose. Con l’arrivo delle notti più fredde, il vento gelido si insinuava nella caverna attraverso piccole fessure tra le rocce. Ogni notte Kalan si girava e rigirava, infastidito, senza riuscire a trovare pace. Si stringeva nella pelle d’animale, ma il freddo sembrava attraversarla. Anche gli altri si lamentavano, ma nessuno faceva nulla. Kalan invece non poteva accettarlo.
Il giorno seguente incastrò rami secchi negli spazi tra le rocce ed usò il fango per tappare il tutto. La notte successiva dormì meglio di quanto non avesse fatto da settimane. Gli altri del gruppo notarono la differenza e iniziarono a seguirne l’esempio, chiudendo ogni spiraglio. Quella semplice soluzione rese la caverna un rifugio più caldo e sicuro, riducendo le malattie e permettendo a tutti di riposare meglio.
L’irritazione, quella sensazione pungente che gli si annidava dentro ogni volta che qualcosa non andava, era diventata la sua più grande alleata. Lo spingeva a cercare soluzioni, a migliorare la sua vita e quella del suo gruppo. Senza quel fastidio, avrebbero continuato a scivolare nel fango, a tremare di notte, a sopportare piccoli problemi che, con il tempo, sarebbero diventati pericoli reali.
Fu così che l’irritazione insegnò a Kalan e ai suoi simili a sopravvivere. Non come un nemico da combattere, ma come una voce insistente che li costringeva a trovare nuove strade, a migliorarsi, a rendere il mondo un posto meno ostile, un passo alla volta.
APPROFONDIAMO
Il termine “Irritazione” deriva dal greco antico “irritatio, irritationis” che che significa “eccitazione” o “stimolo“. Inizialmente era neutro ed usato per indicare l’atto di stimolare e di provocare una reazione. Col tempo ha assunto una connotazione più negativa. L’idea di “stimolazione” è passata ad indicare qualcosa che disturba il benessere fisico o emotivo, ossia ha preso l’idea di “provocazione” nel senso di ”fastidio ripetuto che vogliamo che finisca”.
L’irritazione è un’emozione universale, comune e immediata, che emerge ogni volta che qualcosa o qualcuno disturba il nostro stato d’animo, interrompe la nostra concentrazione o viola le nostre aspettative. Non è una rabbia esplosiva, ma una sensazione sottile e persistente che può crescere lentamente, come un fastidio che si accumula finché non diventa impossibile ignorarlo.
Può essere causata da un suono ripetitivo, da un comportamento insistente, da una situazione che sfugge al nostro controllo o persino da un piccolo disagio fisico.
Alcuni studiosi fanno risalire la parola “ irritare” al suono “rrrrr” che fa il cane quando ringhia. Un’immagine potente, perché il ringhio del cane è una manifestazione istintiva di irritazione, un segnale di avvertimento che precede una reazione più intensa.
Questa connessione ci aiuta a capire come l’irritazione non sia solo una sensazione passeggera, ma una vera e propria spinta biologica a reagire per ristabilire il proprio equilibrio.
Per comprendere meglio questa emozione, possiamo pensare a un esempio semplice e concreto: immagina di essere sdraiato nel silenzio della notte, pronto per dormire, quando una zanzara inizia a ronzarti intorno all’orecchio. Il suono è sottile, quasi impercettibile, ma la tua mente non può fare a meno di concentrarsi su di esso. Ogni volta che sembra svanire, torna con un ronzio insistente. La prima reazione è un fastidio lieve, ma con il passare dei minuti l’irritazione cresce, trasformandosi in un impulso sempre più forte a risolvere la situazione, fino a quando non decidi di accendere la luce e cacciare via l’insetto.
Questo esempio mostra come l’irritazione funzioni come un campanello d’allarme: è una risposta emotiva progettata per segnalare una situazione che richiede un cambiamento o un’azione. Ma non è solo il suono di una zanzara a scatenare l’irritazione; può accadere anche con eventi sociali e comportamentali.
Supponiamo che tu stia lavorando a qualcosa di importante e qualcuno ti interrompa ripetutamente con domande irrilevanti. All’inizio rispondi con pazienza, ma man mano che l’interruzione si ripete, senti un crescente senso di frustrazione. Questo accade perché la tua mente percepisce un’interferenza costante nel tuo flusso di lavoro, e l’irritazione cresce fino a spingerti a cercare una soluzione, come chiedere all’altra persona di lasciarti lavorare in pace o spostarti in un luogo più tranquillo.
L’irritazione era, ed è ancora oggi, un meccanismo che ci spinge a trovare soluzioni per eliminare ciò che disturba il nostro benessere. Tuttavia, se l’irritazione diventa cronica, può diventare problematica. Quando piccoli fastidi si accumulano senza una via di sfogo, possono trasformarsi in stress costante, con effetti negativi sulla salute mentale e fisica.
Alcune persone sperimentano un’irritazione continua a causa di situazioni di vita stressanti, come problemi lavorativi, difficoltà relazionali o preoccupazioni finanziarie. In questi casi, la soglia di tolleranza si abbassa, rendendo qualsiasi piccolo inconveniente una scintilla per un’esplosione emotiva. Ad esempio, una persona stressata potrebbe reagire in modo eccessivo a un suono ripetitivo, mentre in un periodo più sereno non ci avrebbe neanche fatto caso. Questo perché l’irritazione è anche un indicatore dello stato emotivo generale: più siamo sotto pressione, più diventiamo suscettibili ai piccoli fastidi quotidiani.
Per questo motivo, è importante imparare a riconoscere l’irritazione e gestirla in modo consapevole. Un buon primo passo è identificare cosa sta causando il fastidio e valutare se è possibile risolverlo subito. Se un rumore ci irrita, possiamo allontanarci o indossare delle cuffie. Se una persona ci interrompe troppo spesso, possiamo chiarire i nostri confini in modo assertivo.
In alcuni casi, l’irritazione può essere un segnale che indica un bisogno più profondo non soddisfatto: forse siamo stanchi, affamati o stressati, e il fastidio esterno non è altro che la goccia che fa traboccare il vaso. Prendersi cura del proprio benessere generale può aiutare a ridurre la suscettibilità all’irritazione e migliorare la gestione delle emozioni.
In definitiva, l’irritazione è un’emozione potente e utile, che ci segnala quando qualcosa sta interferendo con il nostro equilibrio. Se ascoltata e affrontata in modo costruttivo, può aiutarci a migliorare la nostra vita, a risolvere problemi e a proteggere il nostro spazio personale. Se invece lasciata crescere senza controllo, può trasformarsi in un ostacolo che compromette il nostro benessere. Comprendere questa emozione significa imparare a sfruttarla come una guida, piuttosto che lasciarla diventare un peso. È il nostro cervello che ci dice: “Qualcosa non va, fai qualcosa al riguardo.” Sta a noi decidere come rispondere.
Ed abbiamo finito anche questa emozionie ma, come ti ripeto ogni settimana, fra sette giorni ce ne sarà una nuova. Ed anche se te lo ripeto ogni settimana sono convinto che questo non ti irrita… almeno lo spero. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

