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Un gruppo di amici è insieme dopo cena e, per curiosità, decide di usare Arca Motus. Qualcuno propone una situazione molto comune: organizzare una gita o una serata e scoprire, all’ultimo momento, che qualcuno non si presenta senza avvisare.
Ognuno sceglie le carte che rappresentano ciò che prova in una situazione simile. Durante la condivisione emergono emozioni molto diverse. C’è chi sente rabbia, perché vive quell’assenza come una mancanza di rispetto: tempo organizzato, energie spese, aspettative create, tutto viene percepito come ignorato o dato per scontato. Non è solo il fatto di non esserci, ma il modo in cui avviene, senza avviso, a far scattare l’emozione. Un’altra persona parla di tristezza. Per lei l’assenza non è tanto un torto, quanto una sensazione di distanza emotiva: come se il legame fosse meno importante di quanto pensasse, come se quel momento condiviso non avesse lo stesso valore per l’altro. La tristezza nasce dal sentirsi meno considerata, meno scelta. Qualcuno riconosce il senso di colpa. Di fronte alla mancata presenza dell’altro, la sua attenzione si sposta subito su di sé: forse ha organizzato male, forse ha insistito troppo, forse non ha tenuto conto dei bisogni altrui. Invece di leggere l’assenza come qualcosa che riguarda l’altro, la vive come una propria responsabilità. C’è chi racconta la preoccupazione, chiedendosi se l’amico stia bene, se ci sia un problema o una difficoltà non detta dietro quella disdetta improvvisa. E c’è anche chi prova compassione, pensando che chi non è venuto si stia perdendo una bella esperienza, un momento di leggerezza e condivisione.
Alla fine il gruppo si rende conto che, quando qualcuno non si presenta a un appuntamento, non esiste un’unica lettura possibile di quell’assenza. Questa consapevolezza non cambia ciò che è successo, ma cambia lo sguardo: dietro una semplice disdetta può esserci molto più di ciò che appare, e riconoscerlo apre spazio a relazioni più consapevoli e meno automatiche.
