L’emozione di questa settimana è libertà.
Sto sentendo di avere sempre la scelta di poter agire guidato da ciò che conta per me e non da pressioni esterne.
Cosa ci spinge a fare?
Sentirsi liberi ci spinge ad andare oltre la semplice sopravvivenza per esplorare, creare, entrare in relazione autentica e scegliere con intenzione; ci invita a esprimerci senza paura, a costruire legami veri, a dare forma a ciò che siamo davvero, muovendoci con responsabilità verso ciò che sentiamo significativo.
La storia di Matteo
Matteo è un artigiano di mezza età che vive in una piccola città di colline e strade di pietra. Da sempre ha amato quella sensazione di poter decidere da solo, di non avere orari fissi, di non dover rendere conto a nessuno. È cresciuto così, ribelle a ogni vincolo: da ragazzo scappava di casa per andare a dormire sotto le stelle, da adulto ha rifiutato ogni lavoro che imponesse orari rigidi. A sentirlo parlare, la sua era una vita di libertà assoluta. Ma dentro di lui non si accorgeva che quella stessa libertà, in certe giornate, lo teneva fermo come una catena invisibile.
Un mattino di novembre, Matteo si svegliò e trovò una commissione importante: un ristoratore del paese voleva ordinargli venti sedie di legno, tutte intagliate a mano. Un lavoro che gli avrebbe garantito un buon guadagno per tutto l’inverno. Matteo guardò le assi di legno accatastate nel suo laboratorio e sentì dentro un brivido di fastidio: avrebbe dovuto lavorare giorno e notte, rispettare una scadenza, dire “no” agli amici che passavano a proporgli un bicchiere di vino a metà pomeriggio. Si sentì soffocare.
Allora disse di no. Ringraziò l’uomo, si scusò, ma declinò l’offerta. Quel giorno tornò a casa pieno di orgoglio: aveva difeso la sua libertà! Ma nei giorni seguenti quella scelta cominciò a pesargli. Le mani erano ferme, la bottega vuota, le monete nel cassetto sempre di meno. La sua libertà lo aveva protetto dalla fatica, sì, ma lo aveva anche tenuto lontano da una possibilità di crescita, da un impegno che forse, a ben guardare, non era una gabbia, ma un’occasione.
Passarono settimane, e Matteo cominciò a sentire che quella parola — libertà — forse non era sempre ciò che pensava. Una sera, mentre tornava verso casa con le tasche vuote e le spalle curve, passò davanti alla vecchia falegnameria di suo padre. Si fermò lì, a guardare le finestre appannate, ricordando quando, da ragazzo, passava ore a imparare a piallare, mentre suo padre, con pazienza, gli spiegava che ogni legno ha il suo tempo. “La libertà — diceva suo padre — non è scappare. È saper restare quando serve.”
Quella frase gli ronzò in testa per giorni, finché accadde qualcosa che cambiò la sua prospettiva. Un pomeriggio di primavera, un giovane ragazzo, Luca, bussò alla sua bottega. Aveva visto i lavori di Matteo e voleva imparare. Non cercava un contratto fisso, solo qualcuno che lo guidasse. Matteo, all’inizio, ebbe l’istinto di dire no. “Non voglio responsabilità”, pensò. Ma poi guardò negli occhi di Luca, così pieni di speranza, e sentì dentro di sé una voglia di dire sì.
Così accettò. E fu in quel “sì” che la sua libertà cambiò forma. Matteo non perse il suo tempo: lo imparò a condividere. Ogni mattina si svegliava sapendo che Luca lo aspettava. Gli insegnava a scegliere il legno giusto, a sentire la direzione della venatura sotto le dita. Scoprì che avere un impegno non lo incatenava, ma lo spingeva a dare il meglio.
Un giorno, seduti sotto l’albero dietro la bottega, Luca gli chiese cosa fosse, per lui, la vera libertà. Matteo sorrise, guardò le mani callose, i trucioli di legno incastrati sotto le unghie. “Per anni ho pensato che fosse fare tutto ciò che volevo, quando volevo,” disse.
“Ma ora capisco che la vera libertà è poter scegliere ciò che conta davvero, anche quando significa restare, anche quando significa prendersi cura di qualcuno. Ho imparato che se fuggi da ogni vincolo, finisci per restare solo con le tue paure. Ma se impari a restare dove senti che cresci, allora sì, sei davvero libero.”
Da quel giorno Matteo continuò a sentirsi libero. Ma la sua libertà non era più un muro per non sentire, né una scusa per scappare. Era diventata una porta. Una porta aperta verso gli altri, verso l’impegno, verso la possibilità di diventare ogni giorno un po’ più vero. E dentro di sé Matteo sentì che, forse, solo quando sai scegliere ciò che ti fa crescere, puoi davvero dire di avere mani libere.
L’utilità evolutiva della Libertà
Immagina un piccolo gruppo di uomini primitivi accampato vicino a un fiume, cercare riparo tra rocce e rami intrecciati. Da giorni non si dormiva bene, le notti erano piene di rumori, passi, ringhi lontani, e ogni fruscio nella vegetazione poteva essere una minaccia. I corpi si muovevano lenti, contratti dalla fame e dalla tensione. Nessuno parlava, se non per lo stretto necessario. Il loro mondo era tutto lì, ristretto a ciò che era urgente: sopravvivere.
Ma poi, quasi impercettibilmente, qualcosa cambiò. Il vento virò, il cielo si aprì in uno squarcio pallido e i suoni della foresta mutarono. I predatori si allontanarono, forse attratti da altre prede. E il silenzio che seguì fu diverso, come un respiro lungo e profondo dopo giorni di apnea. I volti si distesero, gli sguardi iniziarono a incrociarsi di nuovo. Fu in quel momento, così fragile e semplice, che nacque l’emozione della libertà.
Non era un grido o una festa, ma un senso diffuso e tranquillo che si infilava nei muscoli, nei pensieri, nelle mani. Uno dei giovani decise di allontanarsi, incuriosito da un sentiero mai esplorato. Un altro prese una pietra e, con pazienza, cominciò a lavorarla, dando forma a una nuova punta più affilata. Un anziano si mise accanto a un bambino e gli mostrò come accendere il fuoco sfregando due rami. Quella sera, attorno alle fiamme, qualcuno raccontò una storia: non una di paura o di fuga, ma un sogno, un ricordo, una domanda lanciata al cielo. Fu lì, nel calore di quei gesti, che la libertà divenne qualcosa di più di una semplice pausa tra due pericoli.
Fu un motore silenzioso che apriva spazi nuovi. Quando l’allarme si spegneva, il corpo ritrovava il respiro, e la mente cominciava a vedere, a collegare, a immaginare. Senza quei momenti, l’umanità avrebbe continuato a vivere rannicchiata nell’ombra dell’allerta. Ma fu proprio la libertà interiore, quel senso sottile che dice: “Ora puoi”, a rendere possibile tutto il resto.
È lì che nacquero le invenzioni, le domande, l’arte. È lì che si svilupparono i legami affettivi, la voglia di insegnare, la memoria. La libertà fu il terreno su cui crebbero i primi semi della cultura.
Era una soglia: da una parte la sopravvivenza, dall’altra la possibilità di essere umani. Non era un dono esterno, ma un’esperienza intima: un sistema nervoso che si rilassa, una tensione che si scioglie, una mente che si apre. E in quello spazio, tra l’istinto e il pensiero, tra la paura e la calma, l’uomo imparò a scegliere, a creare, a raccontare. Ogni volta che si sentiva libero, ogni volta che il pericolo si allontanava, tornava a se stesso, e da lì poteva partire verso qualcosa di più grande.
La libertà non era un lusso, era una necessità evolutiva. Permetteva di uscire dalla gabbia dell’urgenza e abitare un mondo più ampio, fatto di possibilità, di relazioni, di scoperte. Così, giorno dopo giorno, storia dopo storia, la specie umana non solo sopravvisse: cominciò a diventare se stessa. E quella stessa emozione, che allora apriva le porte del futuro, oggi continua a sussurrare dentro di noi, ogni volta che riusciamo a fermarci, sentire, respirare, e scegliere chi vogliamo essere.
Approfondiamo
Il termine “Libertà” deriva dal latino “libertas / liber” che vuol dire “appartenenza a sé stessi”, contrapposta all’essere proprietà altrui (schiavo), risalirebbe all’indoeuropeo “leudhero”, che vuol dire “che ha una stirpe”, “che appartiene a una gente” (“leudho-” vuol dire “gente”).
Quindi rappresentava l’appartenenza a una comunità di persone che avevano pari diritti e la possibilità di autodeterminarsi. Anche in altre lingue si evidenzia il concetto di persone vicine e in pace tra loro:
– In inglese la parola “freedom” (libertà) è affine a “friend” (amico)
– In tedesco la parola “Freiheit” (libertà) è affine a “Friede” (pace)
In epoca moderna, libertà ha assunto sempre più il significato della possibilità di essere sé stessi, di poter scegliere secondo i propri desideri e valori, senza dover costantemente adattarsi a ciò che altri vogliono o si aspettano.
Quante volte ci siamo sentiti incastrati in una vita che ci lasciava la sensazione di non essere davvero noi?
Quante volte abbiamo fatto qualcosa solo per non deludere, per fare ciò che gli altri si aspettavano?
Quante volte abbiamo detto “sì” quando avremmo voluto dire “no”?
Quante volte abbiamo avuto la sensazione di essere intrappolati in una vita fatta di doveri, obblighi e decisioni prese da altri?
Tutte queste sono catene invisibili che ci bloccano. Ci mettiamo catene invisibili fatte di giudizi, di convinzioni, di automatismi, di scelte fatte per compiacere gli altri e non per esprimere noi stessi. Di scelte fatte perché pensiamo di non averne altre.
La libertà ci permette di vedere che abbiamo sempre delle scelte. Che ogni cosa che facciamo è una nostra scelta. Che tutte le volte che ci diciamo di “non avere altra scelta”, ci stiamo mettendo una catena invisibile.
Ogni volta che dici “non posso”, chiediti: “Davvero non posso o sto scegliendo di non farlo per paura delle conseguenze?”.
È facile pensare di non avere scelta. È comodo. Ci fa sentire meno responsabili. Ci permette di lamentarci, di pensare che la colpa sia del mondo, ma questo ci rende “schiavi” delle circostanze.
La vera libertà è scegliere con consapevolezza, sapendo che ogni scelta comporta una conseguenza e accettando la responsabilità che ne deriva.
La libertà non è assenza di regole. È scegliere quali regole onorare, perché parlano della persona che vuoi diventare. È accorgerti che ogni volta che onori la tua verità, anche quando è scomoda, stai costruendo rispetto per te stesso.
Non puoi dire di essere libero se non ti assumi la responsabilità di ciò che scegli. Non libero di fare tutto, ma libero di dare un senso a ciò che fai. Libero di scegliere la direzione. Libero di fare spazio a ciò che ami, e lasciar andare ciò che ti blocca.
Essere davvero padroni delle proprie scelte significa sapere dove mettere l’attenzione, come interpretare ciò che ci accade e come dare un significato coerente con ciò che conta davvero per noi. Puoi trovarti in un contesto difficile, un lavoro faticoso, una famiglia complicata, ma se impari a portare l’attenzione a ciò che conta per te, stai già allenando il muscolo della libertà. Ed è lì che nasce la libertà vera: quando smetti di recitare la parte di chi devi essere e inizi a vivere come sei realmente.
Mi prendo la libertà di darvi un “arrivederci alla prossima settimana”. Sarà mia responsabilità far sì che ci sia un nuovo post. ^_^


