L’emozione di questa settimana è ostinazione.
Sto rifiutando fermamente altri punti di vista e continuo ad agire nello stesso modo, anche se non sta funzionando.
COSA CI SPINGE A FARE?
L’ostinazione è una forza interiore che ci spinge a perseverare e a superare le difficoltà, aiutandoci a raggiungere i nostri obiettivi, ma può anche diventare un limite quando ci rende ciechi di fronte a nuove possibilità o soluzioni migliori. È un’arma a doppio taglio: da un lato alimenta la nostra determinazione e resilienza, dall’altro può impedirci di adattarci e migliorare quando necessario.
LA STORIA DI ETTORE
Ettore era sempre stato un ragazzo determinato, qualcuno che non si arrendeva facilmente. Da bambino, quando decise che voleva imparare ad andare in bicicletta, passò ore intere a tentare, cadendo e rialzandosi fino a quando non riuscì a mantenere l’equilibrio. Questo spirito ostinato lo aveva accompagnato per tutta la vita, spingendolo a non mollare mai, anche quando tutto sembrava remare contro di lui. Ma come avrebbe scoperto negli anni, l’ostinazione può essere sia una benedizione che una maledizione.
Era il suo primo lavoro serio, in una piccola azienda di design. Ettore era convinto di avere un’idea geniale per un nuovo logo aziendale. Il capo gli aveva chiesto di esplorare più opzioni, ma lui si era fissato su un’unica visione, certo che fosse la scelta migliore. Non ascoltò i suggerimenti dei colleghi, ignorò i commenti del suo supervisore e insistette nel proporre il suo progetto, convinto che alla fine avrebbero capito quanto fosse perfetto. Quando arrivò il momento della presentazione finale, il capo lo osservò con un sorriso stanco e scosse la testa.
“Ettore, apprezziamo la tua passione, ma il design che hai presentato non funziona per il nostro pubblico. Ti avevamo chiesto di esplorare più opzioni, ma sei rimasto bloccato sulla tua idea. Devi imparare a essere più flessibile.”
Fu una sconfitta amara. Si era intestardito così tanto da ignorare gli avvertimenti e ora ne pagava il prezzo. Quella lezione gli rimase impressa. Forse l’ostinazione non era sempre una qualità positiva, forse bisognava sapere quando lasciar andare.
Ma Ettore non era il tipo da arrendersi. Sapeva di avere talento e che il suo problema non era la mancanza di creatività, ma l’incapacità di adattarsi. Così decise di usare la sua ostinazione in modo diverso. Non si sarebbe arreso, ma avrebbe trovato un nuovo approccio. Invece di chiudersi nel proprio orgoglio, rimase nell’azienda e iniziò a studiare con attenzione il modo in cui i suoi colleghi lavoravano. Passava ore ad analizzare i progetti migliori, a osservare come venivano accettati e a comprendere le esigenze del mercato.
Quando arrivò un nuovo progetto per una campagna pubblicitaria, Ettore si mise al lavoro con un’energia rinnovata. Questa volta non si limitò a una sola idea, ma ne sviluppò diverse versioni, mantenendo comunque la sua visione creativa. Lottò con determinazione per migliorarsi, accettando le critiche e raffinando le sue proposte senza perdere il suo stile. L’ostinazione lo spingeva a non mollare, a non arrendersi di fronte ai primi fallimenti, ma lo faceva in modo intelligente, permettendogli di crescere senza restare bloccato sulle sue convinzioni iniziali.
Dopo settimane di lavoro, il suo team presentò la campagna al capo. Ettore attese con ansia il verdetto, stavolta con la consapevolezza di aver dato il massimo, ma anche di aver affrontato il processo in modo diverso. Quando vide il sorriso soddisfatto del suo supervisore, capì che qualcosa era cambiato.
“Questo è esattamente quello che stavamo cercando,” disse il capo. “Hai dimostrato che sai mettere la tua passione al servizio del progetto, senza lasciarti accecare da un’unica idea. Ottimo lavoro.”
Ettore si rese conto che l’ostinazione non era il problema, ma che il modo in cui la usava faceva la differenza. Se avesse mollato, se si fosse lasciato abbattere dal primo fallimento, non sarebbe mai arrivato a quel successo. La sua ostinazione gli aveva permesso di restare saldo nei suoi obiettivi, di migliorarsi e di dimostrare il suo valore. La vera chiave era imparare a incanalarla nel modo giusto: non come un muro invalicabile, ma come una spinta che lo portava avanti, con intelligenza e flessibilità. E così, con quella lezione nel cuore, continuò il suo percorso, più consapevole di quanto fosse importante trovare un equilibrio tra determinazione e capacità di adattarsi.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELL’OSTINAZIONE
In un tempo lontano, quando la sopravvivenza era una sfida quotidiana, un piccolo gruppo di uomini preistorici si trovava di fronte a un ostacolo apparentemente insormontabile. L’inverno era alle porte, e il cibo scarseggiava. Gli animali migravano verso terre più calde, lasciando la tribù in difficoltà. La foresta che un tempo offriva frutti e bacche era ormai spoglia. Il solo modo per sopravvivere era attraversare un fiume impetuoso e raggiungere la pianura dall’altra parte, dove si diceva che vi fossero mandrie di bisonti e frutti maturi in abbondanza.
Il capo del gruppo, un uomo anziano e saggio, esitava. Sapeva che il fiume era pericoloso e che molti prima di loro avevano tentato senza successo. Ma tra i giovani c’era Kael, un cacciatore testardo che non accettava la sconfitta. Aveva visto con i suoi occhi l’abbondanza che li aspettava dall’altra parte e sapeva che arrendersi significava morire di fame.
Kael propose di costruire una zattera. Alcuni membri della tribù si misero a raccogliere tronchi e liane, mentre altri guardavano con scetticismo.
La prima zattera, legata in fretta, si disfece non appena toccò l’acqua. Alcuni iniziarono a dire che era impossibile, che avrebbero dovuto cercare altro cibo nella foresta spoglia, ma Kael non si arrese. Osservò il fiume, notò i punti in cui la corrente era più debole, studiò i tronchi più robusti e cercò liane più resistenti. Con pazienza e insistenza, convinse gli altri a provare ancora.
Dopo giorni di tentativi, finalmente la nuova zattera resse. Il primo gruppo attraversò con cautela, spingendo con lunghi bastoni per mantenere l’equilibrio. Quando raggiunsero l’altra sponda, la sensazione di vittoria era immensa: non solo avevano superato un ostacolo apparentemente insormontabile, ma grazie alla loro ostinazione avevano appreso nuove tecniche. Avevano scoperto un metodo per viaggiare sull’acqua, una conoscenza che sarebbe stata tramandata di generazione in generazione.
Questa capacità di non arrendersi, di riprovare e migliorare le proprie soluzioni, divenne parte del loro istinto di sopravvivenza. Nel tempo, la loro ostinazione li portò a sviluppare strumenti più raffinati, a costruire ripari più resistenti e a esplorare nuove terre. Grazie a questa ostinazione, l’umanità riuscì non solo a sopravvivere, ma a prosperare.
APPROFONDIAMO
Il termine “ostinazione” deriva dal latino “obstinatiōne(m)“, che a sua volta proviene dal verbo “obstinare“, formato dalla preposizione “ob“, che significa “contro“, “verso“, e dal verbo “stinare“, una forma derivata di “stare“, che significa “stare fermo”, “rimanere saldo“. Il significato letterale del termine è dunque “rimanere saldo contro” o “opporsi restando fermi“, un’espressione che ben rappresenta la rigidità mentale e il rifiuto di cambiare idea nonostante le evidenze contrarie.
Indica un atteggiamento oppositivo e rigido, ovvero il restare fermamente “contro” qualsiasi cambiamento o alternativa, rifiutando di modificare la propria posizione.
Questo significato etimologico si riflette nell’idea moderna di ostinazione come la tendenza a rimanere attaccati con caparbietà a un’idea, una decisione o un comportamento, anche quando è evidente che potrebbe non essere la scelta più ragionevole o vantaggiosa.
Chi si ostina si chiude al contributo degli altri, persiste nelle proprie convinzioni senza ascoltare ragioni, spesso in modo irragionevole o inopportuno. L’ostinazione si manifesta come un atteggiamento testardo, una resistenza inflessibile che impedisce di adattarsi alle situazioni, anche quando sarebbe necessario. Da un lato, può essere vista come una forma di determinazione, ma dall’altro può diventare un freno alla crescita personale e alla risoluzione dei problemi. L’ostinazione ci imprigiona in un circolo vizioso, facendoci ripetere all’infinito gli stessi errori senza accorgerci che esistono soluzioni migliori.
Tuttavia, non si può negare che una certa dose di ostinazione sia necessaria per raggiungere traguardi importanti. Solo chi si dedica con ostinazione a una passione, uno studio o una pratica può ottenere risultati eccezionali. Ma quando questa caparbietà supera i limiti del buon senso, diventa dannosa, trasformandosi in un comportamento che rende sgraditi agli altri e dannosi a sé stessi. L’ostinazione può diventare un muro invalicabile tra noi e il resto del mondo, isolandoci nelle nostre convinzioni e impedendoci di accettare nuove prospettive.
L’ostinazione ha diversi livelli. Si manifesta inizialmente come un capriccio, tipico dei bambini, che insistono per ottenere ciò che vogliono senza considerare la ragionevolezza delle loro richieste. Negli adulti, questa fase non scompare del tutto, e talvolta emerge sotto forma di atteggiamenti impulsivi e irrazionali. Un livello più avanzato è rappresentato dalla testardaggine, una resistenza consapevole e radicata che impedisce a una persona di cambiare idea, anche di fronte a prove evidenti del contrario. Infine, l’ostinazione può degenerare in ossessione, una condizione in cui una persona diventa totalmente dominata da una convinzione, fino a perdere il contatto con la realtà e con il buon senso.
Molti confondono l’ostinazione con la determinazione, ma esiste una differenza fondamentale tra le due. La determinazione è la forza di volontà che ci permette di affrontare le difficoltà con intelligenza e adattabilità, imparando dagli errori e modificando la nostra strategia quando necessario. L’ostinazione, invece, è una rigidità mentale che ci impedisce di vedere altre prospettive e ci porta a rimanere bloccati in situazioni che non ci portano da nessuna parte. Chi è determinato sa quando insistere e quando cambiare strada, mentre chi è ostinato si incaponisce su una via senza sbocchi, spinto più dal bisogno di dimostrare qualcosa che dalla reale efficacia delle proprie scelte.
Chi persevera nel bene esercita la virtù della fermezza, una qualità che si distingue nettamente dalla tirannia dell’ego. La vera forza non si basa sull’illusione di grandezza, ma sulla consapevolezza della propria fragilità e fallibilità. Essere fermi significa mantenere la rotta nonostante le avversità, senza cadere nella negazione della realtà o nell’illusione di essere sempre nel giusto. La perseveranza è la chiave per ottenere risultati, ma non si tratta di un cieco accanimento: chi persevera accetta le difficoltà, le affronta con lucidità e, soprattutto, è disposto a cambiare approccio quando necessario.
Nelle storie di chi ha perseverato nel raggiungere i propri obiettivi, che siano scienziati, artisti o persone comuni che hanno dedicato la loro vita a qualcosa di significativo, emerge sempre un forte interesse indipendente dal prestigio o dal riconoscimento esterno. La vera passione non si nutre dell’approvazione altrui, ma del piacere intrinseco di fare ciò che si ama. Chi è realmente appassionato non si ferma di fronte agli ostacoli e non si lascia scoraggiare dalla mancanza di successo immediato.
La disciplina, in questo senso, non è solo un sacrificio, ma diventa parte del piacere di dedicarsi a qualcosa di significativo. Chi ama suonare, fare sport, costruire, creare o studiare non smette solo perché non ha ottenuto riconoscimenti, ma continua per il puro amore dell’attività stessa. Ognuno, nel proprio piccolo, può realizzare qualcosa di importante, anche senza clamore, se trova ciò che lo fa sentire realizzato e non si arrende di fronte alle difficoltà.
L’errore e la sconfitta sono parte del cammino: si impara proprio cadendo. Se non si ha paura di fallire, ci si può sempre rialzare e migliorare. Al contrario, chi si ostina a voler dimostrare di avere ragione a tutti i costi rischia di rimanere bloccato in percorsi sterili, incapace di evolversi. L’ostinazione può diventare un’arma a doppio taglio: da un lato può darci la forza di non mollare, ma dall’altro può renderci ciechi alle opportunità e alle soluzioni migliori.
In sostanza, l’ostinazione è un misto di forza e rigidità. Può essere un motore potente, ma solo se bilanciata da flessibilità e apertura mentale. Chi impara a dosarla, a riconoscere quando insistere e quando invece lasciarsi guidare dall’esperienza e dal confronto con gli altri, riesce a trasformarla in una virtù piuttosto che in un limite. La vita è un continuo equilibrio tra fermezza e adattabilità, tra determinazione e capacità di lasciarsi sorprendere da nuove prospettive. Solo chi impara questa sottile differenza può davvero crescere e raggiungere traguardi significativi senza rimanere prigioniero della propria testardaggine.
La prossima settimana sarò in vacanza ma mi ostinerò comunque a portare una nuova emozione! ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

