L’emozione di questa settimana è scoraggiamento.
Mi sto sentendo senza forza né motivazione per affrontare questa situazione difficile, come se ogni sforzo non portasse a niente.
COSA CI SPINGE A FARE?
Lo scoraggiamento ci avvisa quando stiamo investendo energie su qualcosa di difficile o irrealizzabile, spingendoci a fermarci, riflettere e valutare nuove strategie o cambiamenti, permettendoci così di risparmiare risorse e trovare soluzioni migliori in futuro.
LA STORIA DI LUCA
Luca aveva sempre avuto il sogno di aprire una piccola libreria in centro, un luogo accogliente dove le persone potessero venire non solo per comprare libri, ma anche per parlarne, bere un caffè, scambiare idee. Dopo anni di risparmi, trovò il posto giusto e mise in piedi il suo progetto. Con grande entusiasmo, riempì gli scaffali e aprì la libreria con la speranza che avrebbe attirato tante persone amanti dei libri come lui.
Purtroppo, i primi mesi furono difficili. La libreria non attirava così tanti clienti come aveva immaginato, e gli incassi erano bassi. Luca, ogni sera, guardava le sue vendite del giorno, e più i numeri rimanevano bassi, più sentiva un peso sul cuore. Lo scoraggiamento cominciava a prendere piede: il sogno di una vita sembrava destinato a fallire. Una sera, mentre chiudeva la libreria, ebbe un momento di sconforto così intenso che pensò di mollare tutto. “Forse non sono tagliato per questo,” si disse. E così, per una settimana, lasciò la libreria chiusa, incapace di guardare in faccia il suo sogno che sembrava fallito.
Un pomeriggio, mentre passeggiava per schiarirsi le idee, passò davanti alla sua libreria e vide un biglietto incollato alla porta. “Per favore, riapri. Questo è il posto più accogliente che ci sia, ed è bello sapere che c’è sempre qualcuno pronto a consigliare un buon libro.” Quelle poche righe gli fecero capire che c’era qualcuno che apprezzava la sua idea, e sentì una scintilla di speranza. Decise di riaprire ma le sue vendite rimasero basse e le preoccupazioni gli riempivano la mente. Una sera si sentì particolarmente scoraggiato e si sedette ad un tavolino pensando che non era tagliato per fare l’imprenditore.
In quel momento di silenzio si ricordò del biglietto che avevano incollato alla porta della sua libreria e si rispose che non aveva aperto per essere un imprenditore ma per diffondere il suo amore per la lettura. Sorrise e brindò con una tazza di tè al suo amore per la lettura e a tutti i libri che aveva intorno. E durante quel brindisi ebbe un’idea: creare eventi settimanali, letture di poesie, incontri con gli autori e gruppi di lettura.
La mise in atto e cominciò a sentirsi pieno di energie ed orgoglioso di quanto aveva creato perché la libreria comunque si teneva in piedi e lui, lì si sentiva bene e riusciva a diffondere il suo amore per la lettura a tutte le persone che entravano, anche se erano poche. Però a poco a poco, la libreria iniziò a riempirsi di clienti e di nuovi amici. Quell’iniziale momento di scoraggiamento gli aveva quasi fatto abbandonare tutto, ma il secondo momento di scoraggiamento gli aveva dato l’idea giusta. Ora sapeva che anche i sogni più difficili potevano avverarsi se si trovava il coraggio di insistere e di provare più strade possibili.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLO SCORAGGIAMENTO
Arak, un cacciatore esperto di una tribù primitiva, sentiva il peso delle ultime settimane fallimentari. Ogni tentativo di caccia si era trasformato in una corsa sfrenata dietro alle prede, senza mai riuscire a raggiungerle. Le prede erano troppo veloci, la foresta troppo fitta, e la stanchezza cresceva. I compagni iniziavano a dubitare della loro capacità di riportare cibo alla tribù. Il sentimento di scoraggiamento si faceva sempre più pesante, insinuandosi nelle loro menti come un’ombra oscura.
Lo scoraggiamento, gli fa capire che forse non sta usando la giusta strategia o che sta sprecando troppe energie. Invece di continuare a inseguire inutilmente l’animale, rischiando di stancarsi o di mettersi in pericolo, lo scoraggiamento lo spinge a fermarsi e a riflettere.
Una sera, mentre il fuoco crepitava davanti a lui e il resto del gruppo era avvolto nel silenzio della notte, Arak si ritrovò a ripensare alla sua infanzia. In quei giorni spensierati, lui e gli altri bambini si divertivano a giocare ad acchiapparella e a nascondino. Ricordava la tensione di quando correvano senza sosta per sfuggire a chi li inseguiva. Ma c’era anche l’astuzia di chi, giocando a nascondino, trovava il modo di arrivare a “tana”, quel rifugio sicuro che gli permetteva di vincere senza mai farsi catturare. E poi c’era quel particolare momento in cui il gioco diventava più strategico: non si trattava più di correre all’impazzata, ma di usare l’inganno, di nascondersi e di attendere il momento giusto.
Questo pensiero si infilò nella mente di Arak come un seme pronto a germogliare. Forse l’errore era stato proprio nell’inseguire le prede senza una strategia. Non bastava correre più veloce o essere più forte, bisognava pensare come un cacciatore astuto. Ma come avrebbero potuto applicare quel ricordo d’infanzia alla caccia? E se, invece di inseguire le prede fino allo sfinimento, fossero riusciti a guidarle verso una “tana” da cui non avrebbero potuto scappare?
Il giorno dopo, con una nuova idea in testa, Arak si alzò e radunò i compagni. Decise di spiegare loro il nuovo piano. “Non dobbiamo correre dietro agli animali,” disse. “Dobbiamo far sì che siano loro a venire da noi, come quando, da bambini, facevamo ‘tana’. Ci nasconderemo e li spingeremo nella direzione che vogliamo, senza che se ne accorgano.” Gli occhi dei compagni si illuminarono di speranza, anche se alcuni erano ancora scettici.
Arak indicò una zona poco distante dal villaggio, una stretta valle con un’unica uscita. Lì, le pareti rocciose avrebbero impedito alle prede di fuggire. Se fossero riusciti a spaventare il branco di cervi e a farli correre verso quel passaggio, avrebbero avuto la vittoria in mano. I cacciatori si divisero in due gruppi: uno avrebbe creato rumore da lontano, facendo credere ai cervi che un pericolo imminente li inseguiva, mentre l’altro si sarebbe nascosto nei pressi dell’uscita della valle, pronto a chiudere la via di fuga.
Il piano prese vita. I cacciatori si mossero silenziosamente, come ombre tra gli alberi. Quando il primo gruppo iniziò a far rumore, sbattendo rami e gridando in lontananza, i cervi, spaventati, si lanciarono nella fuga. Ma invece di correre a caso nella foresta, come era accaduto tante volte in passato, questa volta presero la direzione desiderata, dritti verso la valle. Arak e il suo gruppo li osservavano da lontano, pronti a colpire. E quando i cervi furono tutti intrappolati tra le pareti di roccia, i cacciatori si lanciarono in azione.
Fu un successo. Non solo erano riusciti a catturare numerose prede, ma l’intero piano si era svolto senza il solito logorio dell’inseguimento. Per la prima volta dopo settimane, la tribù tornò al villaggio carica di cibo, e tutto grazie a quella nuova strategia.
Arak capì che il suo scoraggiamento iniziale, quel senso di fallimento che lo aveva quasi bloccato, in realtà gli aveva fatto prendere quel momento di pausa, quel momento di riflessione, in cui un semplice ricordo della sua infanzia gli ha dato l’idea per superare la difficoltà. E così, ciò che sembrava un gioco lontano aveva portato alla scoperta di un metodo di caccia molto più efficace.
Lo scoraggiamento aveva aiutato a evitare inutili sforzi su un’attività poco fruttuosa e spostato l’attenzione verso altre risorse più accessibili. Questo equilibrio tra persistenza e riconoscimento dei limiti è stato essenziale per la sopravvivenza e l’adattamento degli esseri umani nel corso del tempo.
APPROFONDIAMO
Il termine “scoraggiamento” deriva dal latino volgare “excoragicum”, dove “ex-” significa “fuori” e “coragicum” è una contaminazione del provenzale “corage” che a sua volta deriva da “coraticum” che deriva da “cor” che significa “cuore”. Il cuore rappresenta la passione e la forza morale. Quindi “scoraggiamento” significa “perdere il cuore” e rappresenta il “non avere più la forza per affrontare situazioni difficili”.
Lo scoraggiamento è come una nuvola che si posa su di noi, un peso che sentiamo nel cuore quando tutto sembra andare storto e ogni sforzo appare inutile. Quando siamo scoraggiati, sentiamo come se il nostro cuore non avesse più forza…
È un’emozione potente che può farci sentire piccoli, insicuri e incapaci di superare gli ostacoli, come se ci fossimo persi e non ci fosse una strada chiara davanti a noi. Immagina di essere in una foresta fitta e oscura, in cerca di un sentiero per tornare a casa. Giri a destra, poi a sinistra, ma ti trovi sempre nello stesso punto. Ogni passo sembra più difficile e, a un certo punto, sei così stanco che pensi di fermarti. Questo è lo scoraggiamento: quando i nostri tentativi sembrano non portarci da nessuna parte e cominciamo a dubitare di noi stessi. La voglia di arrenderci diventa forte, quasi irresistibile, come una voce che dice “Non ce la farai mai”.
Questo stato può farci perdere la voglia di continuare, facendoci pensare che non siamo abbastanza capaci e che forse non vale la pena insistere. Quando ci sentiamo scoraggiati, è come se la nostra energia vitale fosse spenta, e anche il nostro corpo si stanca. Diventiamo tristi, e se lo scoraggiamento dura troppo a lungo, possiamo persino cadere nella depressione. Lo scoraggiamento può far apparire i problemi molto più grandi di quello che sono realmente, perciò è importante non permettere che questa sensazione prenda il controllo della nostra vita.
Ma lo scoraggiamento non si manifesta solo nelle grandi sfide. Anche nelle piccole cose, come imparare una nuova abilità, possiamo trovarci davanti a un muro. Se stai cercando di imparare ad andare in bicicletta e continui a cadere, potresti sentirti sempre più abbattuto, come se non fossi capace.
È una sensazione che ci spinge a fermarci, a non provare più. In un certo senso, lo scoraggiamento è come un freno che ci trattiene, che ci dice di evitare nuove difficoltà. Tuttavia, anche se lo scoraggiamento è doloroso, ha una funzione importante: ci avvisa quando una strada non funziona e ci invita a fermarci, riflettere e considerare nuove soluzioni. È proprio in questo punto che possiamo decidere se lasciarci sopraffare o trovare la forza per guardare le cose in modo diverso. Infatti, se usato in modo positivo, lo scoraggiamento diventa uno stimolo per la crescita. Quando una strada non funziona, lo scoraggiamento ci invita a cercarne un’altra, ad affinare le nostre capacità o a riposare per riprendere con nuova energia.
Pensiamo a un giardiniere che, in una stagione difficile, si ritrova con piante che non crescono come dovrebbe. Lo scoraggiamento potrebbe fargli pensare di abbandonare tutto, ma un bravo giardiniere sa che nei momenti di crisi bisogna prendersi cura delle proprie competenze, investire in nuove sementi, trovare modi migliori per prepararsi alla stagione successiva. In questo modo, lo scoraggiamento diventa un’occasione per rafforzarsi. Ogni fallimento diventa una lezione, e la frustrazione si trasforma in determinazione a fare meglio. Anche noi, come il giardiniere, possiamo trarre beneficio da questa emozione dolorosa, ma utile, spostando le energie dal lamento alla ricerca di soluzioni. Magari ci basta un nuovo approccio o il sostegno di qualcuno che crede in noi per riuscire a vedere le cose sotto una luce diversa.
Spesso, il semplice fatto di sapere che lo scoraggiamento è una reazione normale ci aiuta a superarlo. Sentirsi scoraggiati non significa essere deboli o inadeguati; è un’emozione che tutti provano, anche i più forti. Tuttavia, se ci lasciamo sopraffare, rischiamo di restare fermi e perdere le opportunità di miglioramento. Come diceva Martin Luther King, “Forse non sei responsabile della tua situazione, ma lo diventi se non fai nulla per cambiarla”.
Se ti senti triste perché siamo già alla fine di questa emozione, non ti scoraggiare perché fra sette giorni ce ne sarà una nuova. ^_^
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

