L’emozione di questa settimana è tristezza.
Mi sto sentendo scoraggiato e senza energia perché è venuto a mancare qualcosa o qualcuno che per me era importante.
COSA CI SPINGE A FARE?
La tristezza ci spinge a cercare conforto e supporto dagli altri, a riflettere sulle cause del nostro dolore per imparare da esse, e a prendere misure per evitare situazioni simili in futuro, rafforzando i nostri legami sociali e migliorando il nostro benessere emotivo.
LA STORIA DI SARA
Sara era una giovane ragazza appassionata di pittura. Passava ore a dipingere splendidi paesaggi e ritratti. Un giorno, decise di partecipare a un concorso di pittura molto importante nella sua città. Era emozionata e lavorò duramente per settimane sul suo quadro.
Il giorno della competizione, mentre stava preparando il suo dipinto, ricevette una telefonata che la informava che il suo migliore amico, Luca, si era trasferito improvvisamente in un’altra città per motivi familiari. Sara fu colta di sorpresa e si sentì profondamente triste. La notizia la colpì così tanto che non riuscì a concentrarsi sul concorso.
Quando arrivò il momento di presentare il suo quadro, la tristezza aveva preso il sopravvento. Il suo dipinto non era finito e la qualità del suo lavoro ne risentì. Sara non riuscì a esprimere la sua creatività e il suo talento come avrebbe voluto. Non vinse il concorso e tornò a casa delusa, sentendo che la sua tristezza l’aveva ostacolata.
Dopo la delusione del concorso, Sara si sentiva ancora molto triste per la partenza di Luca. Decise di andare a fare una passeggiata nel parco per schiarirsi le idee. Mentre camminava, notò una panchina su cui erano seduti un anziano signore e una bambina che giocavano insieme. La scena le ricordò i momenti felici passati con Luca e si sentì sopraffatta dalla tristezza.
Sedendosi su una panchina vicina, prese il suo quaderno da disegno e cominciò a disegnare la scena che aveva appena visto. La tristezza le permise di connettersi con le sue emozioni più profonde e di esprimere quel dolore attraverso l’arte. Il disegno che creò era carico di sentimento e catturava l’essenza della bellezza e della malinconia della scena.
Quando tornò a casa, continuò a lavorare su quel disegno, trasformandolo in un dipinto. La sua tristezza le aveva permesso di accedere a una parte di sé che non aveva mai esplorato prima. Quando il dipinto fu completato, decise di esporlo in una piccola galleria locale.
Il dipinto ricevette molti elogi e suscitò forti emozioni in chiunque lo vedesse. Sara si rese conto che la sua tristezza le aveva permesso di creare qualcosa di straordinario, trasformando il dolore in bellezza. Questo episodio le insegnò che, anche se la tristezza può essere dolorosa, può anche essere una fonte di ispirazione e crescita personale.
In questa storia, la tristezza ostacola inizialmente Sara, impedendole di concentrarsi e di dare il meglio di sé durante il concorso di pittura. Tuttavia, in un secondo momento, la tristezza le permette di connettersi con le sue emozioni più profonde e di creare un’opera d’arte straordinaria, dimostrando come questa emozione possa anche essere una fonte di ispirazione e crescita.
L’UTILITà EVOLUTIVA DELLA TRISTEZZA
Immagina un gruppo di persone che vivevano molto tempo fa, quando gli uomini delle caverne dovevano cacciare per procurarsi il cibo. Un giorno, un giovane cacciatore di nome Kalo esce per cacciare, ma non riesce a trovare nulla. Torna al campo con le mani vuote e si sente molto triste perché ha paura di deludere il suo clan.
Quando gli altri membri del clan vedono Kalo triste, capiscono che ha bisogno di aiuto. Un cacciatore più anziano, Mako, va da lui e gli dice: “Non preoccuparti, Kalo. Andremo a caccia insieme domani e ti mostrerò un buon posto per trovare cibo.” Kalo si sente sollevato e capisce che non deve affrontare tutto da solo.
La tristezza di Kalo fa sì che gli altri membri del clan si avvicinino a lui. La sera, attorno al fuoco, gli altri raccontano storie di quando anche loro non riuscivano a cacciare. Ridono insieme e si confortano a vicenda. Questo fa sentire Kalo parte di una grande famiglia, e tutti nel clan si sentono più uniti e pronti ad aiutarsi.
Il giorno dopo, Kalo e Mako vanno a caccia insieme. Mako gli mostra nuove tecniche e i migliori posti dove cacciare. Kalo impara molte cose nuove e, grazie alla sua tristezza del giorno prima, diventa un cacciatore migliore. Ora sa dove trovare cibo e come evitare di tornare a mani vuote.
Durante la caccia, Kalo e Mako vedono le tracce di un grande predatore. Ricordando la tristezza di quando un membro del clan era stato attaccato, decidono di costruire trappole per proteggere il loro campo. Grazie a questa precauzione, il clan riesce a evitare il pericolo e tutti possono dormire tranquilli la notte.
In questo modo, la tristezza di Kalo non solo lo ha aiutato a migliorare come cacciatore, ma ha anche rafforzato i legami del clan e li ha resi tutti più sicuri e uniti. Questo esempio mostra come la tristezza può avere un’importante utilità, aiutando le persone a sopravvivere e a diventare più forti insieme.
La tristezza di Kalo, un giovane cacciatore, ha portato il suo clan a dargli supporto, insegnargli nuove abilità, rafforzare i legami tra i membri e prendere precauzioni per evitare pericoli futuri, dimostrando come la tristezza possa aiutare un gruppo a sopravvivere e diventare più forte.
APPROFONDIAMO
Il termine “Tristezza” deriva dal latino “tristis”, un aggettivo che abbracciava una gamma di significati negativi e pesanti, come “infelice”, “cupo” “funesto”, “austero” e “torbido”. Ed i significati di “cupo e torbido” li ritroviamo anche nell’anglosassone “threostru” che vuol dire “tenebre”. Quindi l’essere tristi rappresenta lo sperimentare il “buio” visto come “vuoto”, come “mancanza”.
La tristezza è un’emozione spiacevole che si prova nel momento in cui si sente o si crede di aver subito una perdita. Proviamo dolore, dispiacere, delusione ed abbiamo una sensazione di scoraggiamento, sconforto e perdita d’energia che, in generale, porta l’individuo a ridurre il ritmo delle proprie attività e all’estremo a disperazione e depressione. Un calo generale della nostra energia, del nostro stato d’animo. Quando siamo tristi perdiamo il nostro appetito, la nostra forza, il nostro desiderio, la nostra spinta: il desiderio di vivere.
La tristezza può causare pianto, riduzione dell’energia, ritiro sociale e una visione pessimistica della realtà. Questa emozione può avere molte sfaccettature e può variare in intensità da una lieve malinconia a una profonda disperazione.
Tuttavia, è anche un’emozione normale e naturale che può aiutare le persone a riflettere su esperienze dolorose, a elaborare il dolore e a trovare nuove strategie per affrontare le difficoltà. La tristezza è un’emozione di base: tutti a volte si sentono tristi. Quando nel corso della vita si perde qualcosa o qualcuno a cui si è legati, o quando non si raggiungono obiettivi e desideri si diventa naturalmente tristi. Ma l’uomo possiede un forte istinto vitale, chiamato resilienza: la capacità di far fronte a situazioni difficili come traumi, separazioni, malattie, e aiuta a reagire ai momenti dolorosi.
Per trovare le forze per andare oltre e superare il senso di impotenza è fondamentale ascoltare le emozioni e riconoscerle. Vivere la propria tristezza è un bene: fermarsi a pensare a come stiamo e accettare di essere tristi permette di capire cosa sta accadendo. Solo così può avvenire un cambiamento, di se stessi e del modo di vedere il mondo.
La tristezza è necessaria per la nostra crescita perché dà il via a quel processo di elaborazione che ci permetterà di accettare quello che è accaduto e di fare un primo passo verso un nuovo inizio. La parola felicità perderebbe il suo significato più profondo se non fosse bilanciata dalla tristezza.
Cosa provoca tristezza?
Non tutte le persone sono rattristate dalle stesse cose. Tuttavia, è comune provare tristezza quando siamo delusi o quando perdiamo qualcosa che era importante per noi. Immagina di doverti trasferire in un’altra città. Le nuove prospettive susciteranno la tua curiosità, ma ti sentirai triste quando pensi ai “rifugi” che ti lasci alle spalle.
Quindi, quando perdiamo qualcosa a cui teniamo, l’umore precipita e ci critichiamo autosvaluatandoci per non aver saputo affrontare adeguatamente la situazione.
Di conseguenza la postura diventa ricurva, come se fosse di chiusura verso qualsiasi tipo di alternativa possibile, e la mimica facciale assume tratti caratteristici, come fronte corrugata, labbra piegate e sguardo perso nel vuoto.
Esistono agiti comportamentali che spesso accompagnano la tristezza, si tratta di crisi di pianto, catatonia, mancanza di voglia di mangiare e in estrema ratio di vivere. Tutto questo è accompagnato da continue lamentele e recriminazioni sempre rivolte verso se stesso, nella percezione di non aver fatto abbastanza a per questo di non avere alternative.
Una persona triste non ha più mordente sia da un punto di vista relazionale sia sociale, per questo preferisce la solitudine in cui continua a pensare e ripensare a quello che ha perso.
Se siamo tristi cammineremo con occhi bassi e potremmo non avere voglia di fermarci a salutare un conoscente.
Le espressioni della tristezza sono: sguardo spento, palpebre superiori scese e sopracciglia piegate verso il basso, la pelle intorno alle ciglia forma un triangolo e gli angoli della bocca si abbassano. Inoltre è caratterizzata da un aumento relativamente elevato del battito cardiaco e da piccolissime variazioni di temperatura delle mani.
reazioni fisiche, come un senso di pesantezza al petto, un nodo alla gola, affaticamento, e lacrimazione. Alcune persone possono anche avvertire una diminuzione dell’appetito o difficoltà nel dormire.
I medici del rinascimento, riprendendo la teoria umorale, ritenevano che la tristezza fosse causata da un eccesso della sostanza densa nota come “bile nera” e che il corpo umano ne risultasse “appesantito”. Per questo secondo loro le persone che provavano questa emozione avevano i volti cadenti e l’andatura lenta.
Spesso, quando una persona è triste, avverte un nodo alla gola e il desiderio di piangere. I pensieri negativi non ci danno tregua, si fanno pesanti; la narrazione che offriamo alla nostra mente ci parla di solitudine, malinconia. Ci sentiamo sfiduciati nei confronti di noi stessi, del futuro e tendiamo a isolarci.
Se ti senti triste, sappi che tra una settimana arriverà una nuova emozione che ti tirerà su!
Per oggi è tutto.
A presto e alla prossima.

