Un gruppo di amici è insieme dopo cena e, per curiosità, decide di usare Arca Motus. Qualcuno propone una situazione molto comune: organizzare una gita o una serata e scoprire, all’ultimo momento, che qualcuno non si presenta senza avvisare.
Ognuno sceglie le carte che rappresentano ciò che prova in una situazione simile. Durante la condivisione emergono emozioni molto diverse. C’è chi sente rabbia, perché vive quell’assenza come una mancanza di rispetto: tempo organizzato, energie spese, aspettative create, tutto viene percepito come ignorato o dato per scontato. Non è solo il fatto di non esserci, ma il modo in cui avviene, senza avviso, a far scattare l’emozione. Un’altra persona parla di tristezza. Per lei l’assenza non è tanto un torto, quanto una sensazione di distanza emotiva: come se il legame fosse meno importante di quanto pensasse, come se quel momento condiviso non avesse lo stesso valore per l’altro. La tristezza nasce dal sentirsi meno considerata, meno scelta. Qualcuno riconosce il senso di colpa. Di fronte alla mancata presenza dell’altro, la sua attenzione si sposta subito su di sé: forse ha organizzato male, forse ha insistito troppo, forse non ha tenuto conto dei bisogni altrui. Invece di leggere l’assenza come qualcosa che riguarda l’altro, la vive come una propria responsabilità. C’è chi racconta la preoccupazione, chiedendosi se l’amico stia bene, se ci sia un problema o una difficoltà non detta dietro quella disdetta improvvisa. E c’è anche chi prova compassione, pensando che chi non è venuto si stia perdendo una bella esperienza, un momento di leggerezza e condivisione.
Alla fine il gruppo si rende conto che, quando qualcuno non si presenta a un appuntamento, non esiste un’unica lettura possibile di quell’assenza. Questa consapevolezza non cambia ciò che è successo, ma cambia lo sguardo: dietro una semplice disdetta può esserci molto più di ciò che appare, e riconoscerlo apre spazio a relazioni più consapevoli e meno automatiche.
🟨 La tecnica
Passo 1. Proponi una situazione comune
Viene proposta una situazione uguale per tutti, reale o immaginata. Può essere, ad esempio, ricevere una critica davanti a tutti, essere esclusi da un progetto importante, ricevere un regalo inatteso, avere un disguido con il partner o con un amico, essere in ritardo per un appuntamento importante, ecc.
Ognuno, partendo da quello stesso stimolo, sceglie una o più carte che rappresentano le emozioni che sente di aver provato, o che pensa proverebbe, in quella situazione.
Passo 2 – Condivisione
A turno, ogni persona indica le carte scelte e racconta brevemente cosa proverebbe e perché, usando frasi semplici come: “In questa situazione io mi sentirei così perché…”.
Gli altri ascoltano senza commentare, senza dare consigli e senza interpretare.
Durante la condivisione emergono spesso reazioni molto diverse, a volte anche opposte: c’è chi sente imbarazzo, chi rabbia, chi senso di colpa, chi sollievo, chi tristezza. Questo rende evidente che non esiste una reazione “giusta” o “sbagliata”, ma che ogni emozione nasce dalla propria storia personale, dalle esperienze vissute e dal modo in cui ciascuno interpreta ciò che accade.
Passo 3 – Riflessione collettiva
Alla fine si apre una riflessione collettiva: cosa ha sorpreso, quante emozioni diverse sono emerse, come cambiano le relazioni quando sappiamo che l’altro può vivere la stessa cosa in modo completamente diverso.
Al termine si riflette insieme:
Cosa ci ha stupiti?
C’erano emozioni molto diverse tra loro?
Come cambiano le nostre relazioni quando sappiamo che l’altro può vivere la stessa cosa in modo diverso?
Il gruppo impara a non giudicare, ma a riconoscere. Ogni emozione ha una ragione. E tutte meritano ascolto. Comprendere che a uno stesso stimolo corrispondono emozioni diverse.
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