Anna ha un’abitudine semplice ma geniale: quando compra qualcosa da mangiare non guarda solo il nome, guarda gli ingredienti. Perché un nome, a volte, è una scorciatoia: ti dice “che cos’è” ma non ti dice “com’è”.
Prendi il tiramisù. Sembra un dolce unico, ma in realtà è una famiglia intera. C’è il tiramisù in teglia, quello classico a strati che poi tagli a quadrotti: più compatto, più “da fetta”. E c’è il tiramisù al bicchiere, monoporzione, spesso più cremoso e morbido, pensato per essere mangiato al cucchiaio.
Poi cambiano anche le basi: nella versione più tradizionale trovi i savoiardi, ma molte ricette usano i pavesini, oppure sostituiscono i biscotti con pan di Spagna o altri impasti simili, creando una consistenza completamente diversa.
E cambia anche la crema: alcune ricette la fanno con uova e mascarpone, altre preferiscono versioni senza uova, più veloci o più leggere, ma con un risultato finale diverso al palato.
Per questo, quando Anna legge solo la parola “tiramisù”, non si accontenta. Gira la confezione e cerca la verità nella lista degli ingredienti: uovo, mascarpone, caffè, biscotti… e soprattutto guarda le proporzioni. Se trova più mascarpone e panna rispetto ai biscotti capisce subito che sarà cremoso e “da bicchiere”. Se invece vede più biscotti e meno crema immagina qualcosa di più compatto, da fetta. In pratica, leggere gli ingredienti per lei è un modo per anticipare l’esperienza.
Una sera, con la stessa passione, prende il mazzo di Arca Motus e si mette a pensare: “E se fosse possibile fare la stessa cosa anche con le emozioni?”
Se una lista di ingredienti riesce a rendere chiaro un dolce prima ancora di assaggiarlo… forse esiste un modo per “leggere” anche quello che proviamo, prima che ci travolga.
Inizia a sfogliare le carte guardando solo il retro. Legge i nomi delle emozioni e osserva le percentuali delle 8 emozioni di base che le compongono. Nota come emozioni diverse abbiano combinazioni diverse. Non cerca di memorizzarle: lascia che lo sguardo si abitui a vedere schemi, somiglianze e differenze.
Una combinazione la colpisce: tristezza, sorpresa, disgusto e una punta di rabbia. Si ferma.
Sente che quella “ricetta” assomiglia al suo stato interiore. Legge il nome dell’emozione: delusione.
Si chiede: “Quando ho provato qualcosa di simile?”
In quel momento qualcosa risuona col fatto che ha passato la giornata con addosso una sensazione di stanchezza difficile da spiegare. Non solo fisica: è come se qualcosa la appesantisse, ma non riesce a darle un nome.
Nei giorni precedenti aveva messo molte aspettative in una proposta che aveva fatto al lavoro, convinta che sarebbe stata accolta con entusiasmo. Invece la risposta era stata fredda, quasi indifferente. Non c’era stato un vero rifiuto, ma nemmeno il riconoscimento che si aspettava. Aveva archiviato la cosa in fretta, dicendosi che “non era niente”, ma il corpo aveva continuato a portarsela dietro.
Capirlo cambia qualcosa. Dare un nome a quello che sente non risolve tutto, ma ora sa cosa le sta succedendo e questo la aiuta ad essere più lucida e a ritrovare energie, invece di sentirsi spenta senza motivo.
Non ha risolto la delusione, ma l’ha resa leggibile. E questo basta a rimetterla in movimento.
Sceglie di portare con lei la carta per tutta la settimana. Perché vuole essere pronta a saperla riconoscere prima quando emergerà la prossima volta.
🟨 La tecnica usata da Anna
Vediamo come Anna ha usato Arca Motus
Anna ha usato Arca Motus per espandere il suo vocabolario emotivo.
Ha usato Arca Motus come guida per esplorare le emozioni dall’interno, come sono composte. Invece di fermarsi al nome dell’emozione impara a vedere la sua struttura, come una ricetta con i suoi ingredienti.
Vediamo i passi che ha usato:
Passo 1 – Sfoglia il retro (parla al neocortex)
Questo passo allena la familiarità visiva con il linguaggio emotivo.
Passo 2 – Associa la carta a una esperienza
Qui l’emozione smette di essere solo una parola e si collega alla tua esperienza reale.
Quando ho provato qualcosa di simile?
Valuta le percentuali: guarda se ritrovi nella tua esperienza le emozioni base riportate sulla carta. Poi osserva le %, ossia le quantità di ognuna delle 8 emozioni di base.
Aiutandoti anche con la tua carta legenda guarda se nell’esperienza che hai scelto ritrovi come ingredienti di quella emozione le emozioni di base presenti sulla carta e valuta se ti sembrano coerenti le quantità di ogni emozione di base o se ne avresti usate quantità diverse.
Passo 3 – Integra
Più spesso osservi le emozioni in questo modo, più diventa naturale usare parole precise per descrivere ciò che senti dentro di te e nelle relazioni con gli altri.
Questa tecnica funziona perché aiuta a rendere chiare e leggibili emozioni scomponendole nelle sue parti. Questo aumenta la precisione con cui riconosci ciò che provi, rendendo più facile comunicarlo, comprenderlo e gestirlo nella vita quotidiana.
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